Napoli, 8 apr. - (Adnkronos/Ign) - La Nato non ha intenzione di chiedere scusa ai ribelli per gli incidenti che a Brega hanno provocato la morte di diversi insorti. Lo ha sottolineato il contrammiraglio Rass Harding, vicecomandante dell'operazione Unified Protector, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nella Sede Napoli di Bagnoli, in collegamento con Bruxelles. Harding ha sottolineato di voler aspettare notizie più certe dagli inquirenti della Nato prima di fornire "una risposta ben dettagliata" sul numero delle vittime. Harding ha anche detto: "Non siamo stati noi a colpire i pozzi, non era nei nostri obiettivi". Mentre, "abbiamo portato attacchi per i collegamenti a Torbruk e a Sud Ovest di Tripoli dove abbiamo colpito siti di difesa aerea" e "abbiamo distrutto infrastrutture che servivano per i rifornimenti e abbiamo portato attacchi alle forze militari". "Il nostro obiettivo - ha inoltre detto Harding - è quello di proteggere i civili e con l'ampliamento della coalizione la nostra forza sarà ancora più incisiva. Il messaggio è chiaro. Proteggeremo i civili e vieteremo a Gheddafi di usare la forza". "Oggi l'embargo dispone di 20 navi, 12 hanno raggiunto la Libia e quattro hanno dato un apporto umanitario - ha spiegato -. Anche il ritmo delle missioni aeree è aumentato con 600 ore al giorno. Tutto questo per ridurre la possibilità di attacchi di Gheddafi". Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in merito all'ipotesi che l'Italia possa essere chiamata a modificare la sua partecipazione alla missione Nato in Libia ha spiegato all'ADNKRONOS di essere "in continuo e amichevole contatto con i ministri dei principali Paesi dell'alleanza e comunque sono decisioni che non prendo da solo ma insieme a tutto il governo e in ossequio all'indirizzo che ci ha dato il Parlamento''. Compito del governo italiano è quello, ha aggiunto, di "dare piena attuazione al mandato della risoluzione Onu. Abbiamo seguito sempre la linea della prudenza e della moderazione, e continueremo a farlo''. Lunedì a Bruxelles è previsto l'incontro tra il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen e l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, per parlare di Libia, nell'ambito dei "contatti regolari" tra l'Alleanza e l'Ue. Ne ha dato notizia la portavoce della Nato, Oana Lungescu, che poi, replicando a quanto sostenuto ieri da un generale americano, ha detto che in Libia "non c'è uno stallo, al contrario, c'è una chiara indicazione da parte della comunità internazionale per trovare con urgenza una soluzione politica a questo conflitto". L'Ue, da parte sua, ha riferito Catherine Ashton, è "molto preoccupata" per la situazione a Misurata e conferma che l'operazione di assistenza umanitaria "Eufor" per la Libia "è pronta ad agire appena arriverà una richiesta dell'Ocha", l'agenzia dell'Onu. Sul fronte libico, intanto, caccia della Nato stanno sorvolando in queste ore i cieli di Brega e Ajdabiya, in Cirenaica, ha riferito la tv satellitare 'al-Arabiya'. In queste ore Ajdabiya è deserta, in attesa di un attacco delle truppe pro-Gheddafi, anche se la città è ancora in mano ai ribelli. Fonti dei rivoltosi hanno inoltre annunciato che sono iniziati questa mattina nuovi scontri a fuoco a Misurata tra le truppe di Gheddafi e i ribelli asserragliati nel centro cittadino. Secondo quanto rivelato dal comandante delle forze armate degli insorti, Abdel Fattah Younis, citato dalla tv 'al-Jazeera', gli gli insorti hanno ricevuto "armi anticarro" dal Qatar. Si tratta della prima ammissione da parte dei ribelli riguardo alla fornitura di armi da parte di un paese straniero. Mentre il dissidente libico, Salem Bunuara, invita l'Italia ad "aiutare anche militarmente" gli insorti in questa fase difficile per "loro inesperienza sul piano tattico" e per "la mancanza di armi pesanti". Il dissidente libico, parlando con AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL, ha spiegato che "serve soprattutto l'intervento degli elicotteri, in particolare per eliminare i carri armati delle forze lealiste che si nascondono a Misurata. Non dimentichiamo comunque che Gheddafi ha un grande potenziale economico e può rafforzarsi in qualsiasi momento". Poi ha auspicato che "la situazione si sblocchi dopo l'incontro a Washington tra il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton".