Lussemburgo, 11 apr. (Adnkronos/Aki) - "Mi chiedo se davvero abbia un senso continuare a far parte dell'Unione europea", dopo che questa ha lasciato da sola l'Italia a gestire l'emergenza immigrati. E' quanto ha affermato il ministro dell'Interno Roberto Maroni al termine del Consiglio Ue Affari interni a Lussemburgo. "Per ora l'Italia è stata lasciata da sola a fare quel che deve fare", ha rimarcato il titolare del Viminale che prima del vertice aveva annunciato: "Oggi vedremo se c'è un'Europa unita e solidale o se è solo una espressione geografica". L'Ue, ha accusato Maroni, è diventata un'istituzione che "si attiva subito solo per salvare le banche e dichiarare guerra, ma quando le si chiede solidarietà concreta per salvare un paese in difficoltà come l'Italia si nasconde". Per questo, anche se "con l'Europa non si scherza", ha affermato facendo riferimento al monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (che ha detto no a ''ritorsione o dispetto o addirittura ipotesi di separazione'' nei confronti dell'Europa), "quando l'Italia chiede aiuti a gestire i rimpatri, bloccare gli sbarchi e investire in Tunisia e le viene risposto 'devi pensarci tu perché ci sei vicina', allora mi pare che qualcosa non funzioni". "Siamo l'unico paese Ue che si è attivato con la Tunisia, mi pare che se la risposta europea è questa allora meglio soli che male accompagnati", ha concluso amaro Maroni. L'unico "ringraziamento" del ministro dell'interno va alla commissaria Ue agli affari interni Cecilia Malmstroem perché si è dimostrata l'unica persona "attiva" pur se "nei limiti del possibile di quel che può fare la Commissione". E dato l'atteggiamento degli altri stati membri, l'Italia ha quindi deciso di astenersi dal dare il suo ok alle conclusioni approvate oggi a Lussemburgo dal Consiglio Ue affari interni. Il documento, ha detto Maroni, "non prevede nessuna misura concreta". Il ministro dell'interno ha comunque "chiesto l'intervento della Commissione europea", tanto che domani lo stesso presidente dell'esecutivo Ue si recherà di persona in Tunisia. "L'unica nota positiva" della giornata, per Maroni è stato constatare, "come era nostra convinzione", che "nessuno ha eccepito che sono contrari alle normative europee" i permessi di soggiorno rilasciati dall'Italia, anzi, "nessuno ha detto che sono contrari a Schengen" di cui però ne controlleranno l'applicazione. "Tutti i requisiti sono soddisfatti dal nostro provvedimento, che quindi è valido, e che sarà attivato nei tempi previsti", ha annunciato. La commissaria Ue Cecilia Malmstroem, da parte sua, ha ribato come sia "prematura" l'attivazione del meccanismo Ue di protezione temporanea per i rifugiati. Per la Malmstroem, ''non spetta alla Commissione europea fornire consigli all'Italia" sul cosa fare con gli immigrati tunisini sbarcati a Lampedusa. "L'Italia ha deciso di concedere dei permessi di soggiorno, ha diritto di farlo", e "naturalmente l'Italia agirà nel pieno rispetto degli impegni comunitari", ha precisato la commissaria Ue. "La Commissione Ue ha ragione, non si può far scattare la direttiva Ue 55 del 2001", ha affermato il ministro dell'interno spagnolo Alfredo Perez Rubalcaba, sottolineando che ''gli immigrati illegali devono rientrare a casa loro". Il ministro dell'Interno tedesco Hans Pieter Friedich ha sottolineato che "non possiamo accettare che un grande numero di immigrati economici venga in Europa passando dall'Italia''. ''Per questo l'Italia deve fare il suo dovere nelle discussioni con la Tunisia", ha detto. Poi l'accusa: l'Italia sta "violando lo spirito delle regole di Schengen" con l'assegnazione dei permessi di soggiorno. Mentre Parigi, tramite il ministro dell'interno francese Claude Gueant, fa sapere che farà "controlli frequenti e severi" in un "raggio di venti chilometri dalle frontiere". E i tunisini che non risponderanno ai criteri previsti da Schengen per la libera circolazione saranno quindi rimandati in Italia. Mentre si discuteva a Lussemburgo sono arrivate le parole del capo dello Stato. "Il mio animo è per un impegno forte dell'Italia in Europa, affinché il nostro paese continui tenacemente a perseguire una visione comune ed elementi di politica comune anche sul tema dell'immigrazione", ha detto Giorgio Napolitano. "Tutto questo - ha aggiunto il presidente della Repubblica - senza nemmeno prendere in considerazione posizioni di ritorsione o dispetto o addirittura ipotesi di separazione".