Lussemburgo, 12 apr. (Adnkronos) - Il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) libico chiede più armi e risorse per proseguire la sua guerra contro Muammar Gheddafi, la cui partenza resta la condizione indispensabile per un cessate il fuoco. A farsi portavoce delle richieste sono stati il responsabile della politica estera del Cnt, Ali al-Isawi, ed il capo delle operazioni militari, il generale Abdel Fattah-Younis, ricevuti oggi a Roma dal ministro degli Esteri Franco Frattini. I due rappresentanti dell'opposizione di Bengasi, ha spiegato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, hanno chiesto in particolare che "sia messa a loro disposizione, attraverso meccanismi che la comunità internazionale dovrà studiare, una parte delle risorse congelate" con le risoluzioni dell'Onu. Questo permetterebbe al Cnt di proseguire la propria attività grazie ad "un mini budget che gli darebbe anche maggiore credibilità davanti all'opinione pubblica libica democratica". "E' una richiesta sulla quale noi siamo d'accordo in linea di principio", ha affermato Massari, riferendo che al-Isawi e Younis hanno poi insistito sulla fornitura di armi difensive e su "un'azione più efficace da parte della Nato". "Noi abbiamo preso atto" delle loro sollecitazioni, come quella dell'invio da parte dell'Italia di equipaggiamento di intelligence e per le comunicazioni, ha detto il portavoce della Farnesina, sottolineando come il tema dovrà essere affrontato "d'intesa con gli alleati". Intanto da Parigi arrivano critiche all'operato della Nato. Il ministro francese degli Esteri Alain Juppè ha accusato oggi l'Alleanza di non fare abbastanza in Libia per distruggere le armi pesanti del colonnello. "La Nato ha voluto prendere la direzione militare delle operazioni, noi l'abbiamo accettato - ha detto Juppè a radio France Info -. Oggi deve svolgere il suo ruolo, ovvero evitare che Gheddafi usi l'artiglieria pesante per bombardare la popolazione". Per il ministro degli esteri inglese William Hague, "dobbiamo mantenere ed intensificare i nostri sforzi nell'ambito della Nato". "Molto è stato fatto, ma chiaramente molto resta da fare", ha sottolineato Hague, ricordando che "migliaia di vite sono state salvate" grazie all'intervento militare in Libia. Intanto continua la battaglia sul campo. E' di cinque civili uccisi il bilancio delle vittime dei violenti scontri avvenuti ieri ad Ajdabiya, in Cirenaica, tra i ribelli libici che controllano la città e le brigate di Muammar Gheddafi. Gli scontri sono avvenuti ad ovest della citta' petrolifera, dopo che i ribelli erano riusciti a riconquistarla, tentando poi di avanzare verso Brega. Secondo la tv satellitare 'al-Arabiya', i corpi dei civili uccisi ieri sono stati portati solo questa mattina all'ospedale locale. Prosegue anche la propaganda del regime. "Il popolo armato difenderà il paese da un'eventuale invasione militare esterna", recita un messaggio diffuso dalla tv di stato di Tripoli. "Il milione di cittadini che sono stati armati - si legge in un messaggio - è pronto ad attaccare''. Inoltre la tv di Stato denuncia vittime civili, tra cui donne e bambini, nel raid aereo compiuto ieri dai caccia della Nato contro la città libica di Kakla, un centinaio di chilometri a sud di Tripoli, nella zona di Jabal Nefusa.