Caso Jamila, la pachistana tornerà a scuola
Brescia, 16 apr. - (Adnkronos/Ign) - Dopo un lungo colloquio in Questura, si risolve il caso di 'Jamila' (nome di fantasia), la 19enne studentessa pachistana obbligata dalla famiglia ad abbandonare negli ultimi giorni l'istituto professionale di Brescia dove è iscritta al primo anno. Al termine dell'incontro al quale hanno preso parte, oltre ai familiari della ragazza, il console pachistano e il capo della Squadra mobile della Questura di Brescia, Riccardo Tumminia, in una conferenza stampa, è stato riferito che Jamila potrà tornare a scuola lunedì.
A sciogliere la questione è stata fondamentale la mediazione del console pachistano che ha convinto i fratelli della 19enne che facendo frequentare la scuola a Jamila non avrebbero violato nessun principio dell'Islam. E' un diritto della ragazza andare a scuola, gli è stato detto. Nella conferenza stampa a seguito dell'incontro svoltosi nella questura di Brescia, è stato confermato che i genitori della ragazza erano effettivamente in apprensione perché la figlia, molto bella, era anche molto corteggiata. Per questo stavano progettando anche un eventuale matrimonio con un pachistano.
Il caso è saltato alle cronache dopo la lettera inviata da un'insegnante al quotidiano 'Bresciaoggi' proprio per denunciare l'assenza prolungata della 19enne dai banchi di scuola. "Temo di fare la fine di Hina", aveva confidato la studentessa all'insegnante ricordando la triste vicenda avvenuta nell'agosto 2006. Quella di Hina Saleem, anche lei pachistana, che fu uccisa dal padre perché voleva vivere all'occidentale.
"Vorrei approfittare dello spazio concesso dalla sua rivista - si legge nell'incipit della lettera - per esternare tutto il mio malessere, la mia frustrazione, il mio senso d'impotenza di fronte a un'ingiustizia di dimensioni inimmaginabili, non misurabili, al di là dell'umano".
"Sono un docente di un istituto superiore di Brescia" e "fra le mie classi di competenza ce n'è una, una prima superiore: fra gli alunni, uno più prezioso e splendido dell'altro c'è J. Non scriverò il suo nome, e non lo farò per rispetto perché temo, e temo fortemente, che anche il solo aggiungere un sospiro possa peggiorare la situazione di quest'anima. J. è una ragazza dolce, sensibilissima, dall'intelligenza cristallina e dalla voglia di studiare, di capire, di partecipare davvero encomiabili. J., dopo una situazione di partenza difficoltosa dal punto di vista didattico, ha saputo da sola risollevare le proprie sorti, arrivando ad avere un pagellino infraquadrimestrale immacolato, corredato da una condotta irreprensibile..." (LEGGI IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA)
Sulla vicenda era intervenuta, prima della sua risoluzione, Daniela Santanchè, sottosegretario per l'attuazione del programma del Governo soottolineando che si sarebbe occupata del caso "perché è giusto che se ne occupi anche il Governo".
La storia di Jamila ha fatto pensare a molti al caso di Hina Saleem. Che, "seppur finita tragicamente, sta diventando un esempio in senso positivo", che può aiutare ad ascoltare il grido d'allarme di tante ragazze che vivono il suo stesso dramma, afferma all'ADNKRONOS, il professore Marco Traversari, che è stato docente di psicologia e scienze sociali di Hina all'istituto professionale di Inzina, dove la ragazza studiava per diventare operatrice di asilo nido. "La scuola pubblica statale è luogo di segnalazione di quanto accade - sottolinea Traversari - una 'sentinella sociale', perché rappresenta l'unico contatto tra i ragazzi e gli adulti al di fuori della famiglia. E i docenti dopo il caso di Hina sono diventati molto sensibili a queste questioni".
E non è il solo a pensarlo. "Tutte le volte che c'è un approfondimento e viene reso pubblico il problema dell'integrazione è un'occasione di prevenzione. Bisogna prevenire, ascoltare i segnali che vengono dalle famiglie e da queste ragazze. Bisogna capire quando c'è un problema che rischia di sfociare in vero e proprio reato", dice all'ADNKRONOS il giornalista Marco Ventura, che insieme a Giommaria Monti ha scritto il libro-inchiesta 'Hina. Questa è la mia vita. Storia di una figlia ribelle'. Libro che, domani alle 10.30 verrà presentato al Festival del giornalismo di Perugia.
