Roma, 19 apr. - (Adnkronos/Ign) - "Il Pnr è deludente per quanto attiene alle azioni concrete da intraprendere per la crescita e la competitività del sistema". E' questo il giudizio del direttore generale di Viale dell'Astronomia, Giampaolo Galli, sul piano di riforme varato la scorsa settimana dal governo. "Confindustria si aspetta che tali azioni vengano definite e rese rapidamente operative", prosegue nel corso di una audizione al Senato. "Si condivide - aggiunge Galli - l'affermazione contenuta nella premessa al Def che senza stabilità della finanza pubblica non è possibile lo sviluppo economico. Si sottolinea che, specie nelle condizioni attuali, è vera anche la relazione inversa: senza crescita, è molto difficile conseguire la stabilità finanziaria". Il direttore generale di Confindustria ribadisce, dunque, la necessità che il Paese ricominci a crescere: "Serve uno scatto d'orgoglio per affrontare le urgenze del paese". Continuando a commentare il documento di economia e finanza varato la scorsa settimana dal governo, Galli sottolinea che gli obiettivi ed i dati conseguenti delineati nel Def "delineano uno sforzo di gran lunga superiore a quello compiuto negli anni novanta per rispettare i parametri di Maastricht e partecipare fin dall'inizio alla moneta unica europea". Un impegno che per gli industriali, a ben guardare, "è ancora più gravoso oggi, in un contesto reso difficile dalle conseguenze della crisi finanziaria globale e dalla perdita di competitività accumulata dal nostro Paese", dice. Lo sforzo di risanamento indicato dal Governo, infatti, è considerato da Confindustria "estremamente ambizioso", come l'obiettivo di arrivare ad un sostanziale pareggio di bilancio nel 2014, a partire da un disavanzo pari al 4,6 per cento del Pil nel 2010. "Tenuto conto dell'aumento della spesa per interessi, ciò comporta un miglioramento del saldo primario di ben 5,3 punti di Pil. Di altrettanto dovrebbe ridursi la spesa complessiva, corrente e in conto capitale, al netto degli interessi", aggiunge. Non solo. Per conseguire questi obiettivi, "il governo, oltre a confermare gli impegni già assunti, ne assume di ulteriori, prevedendo di varare una manovra di 2,3 punti di PIL per il biennio 2013-2014. Si tratta di circa 39 miliardi, una cifra ben superiore a quella, di 25 miliardi, approvata la scorsa estate", sottoliena ancora Galli. "Per avere successo, un simile sforzo richiede che si ridisegnino i meccanismi di spesa e lo stesso perimetro di intervento dello Stato nell'economia e nella società", spiega Galli che ricorda come proprio l'elevato livello di pressione fiscale raggiunto, il 42,6% nel 2010, tra i più alti nell'ambito dei paesi europei, "imponga di concentrare il risanamento dal lato della spesa". E ammonisce: "senza questi cambiamenti, i tagli alla spesa potrebbero rivelarsi difficili da sostenere e rischiano di tradursi nel rinvio di spese necessarie o in forme occulte di debito pubblico". Critiche anche al taglio agli investimenti pubblici necessari per comprimere la spesa primaria e centrare gli obiettivi di stabilità: "alla compressione della spesa primaria contribuirebbe in misura importante il taglio agli investimenti pubblici, che scenderebbero a 27 miliardi già nel 2012; erano 38 miliardi nel 2009. Una diminuzione consistente che avrà effetti di lungo periodo sull'infrastrutturazione del Paese ed è in contrasto con le raccomandazioni dell'Unione Europea, che chiede di effettuare il risanamento senza penalizzare la spesa in infrastrutture", conclude.