Manifesti Br-pm, Pdl 'scarica' Lassini. E lui alla fine getta la spugna: ''Mi dimetto''
Roma, 19 apr. (Adnkronos/Ign) - Roberto Lassini getta la spugna. Al termine di una nuova giornata di polemiche per i manifesti a Milano sulle Br e le procure, scaricato dal Pdl e con il sindaco di Milano Letizia Moratti che lancia l'aut aut 'o io o lui', il candidato Pdl per il consiglio comunale di Milano fa un passo indietro. "Le mie dimissioni dalla lista del Pdl sono irrevocabili".
Un passo indietro con tanto di lettera di scuse al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che aveva definito ''una ignobile provocazione'' i manifesti apparsi a Milano.
"Sono amareggiato e pentito e Le chiedo pubblicamente scusa'', scrive Lassini nella lettera, dicendo di essere ''stato vittima di un sentimento di rivalsa. Volevo dare una scossa che consentisse di trovare soluzioni affinché nessun italiano viva la giustizia come un'ingiustizia, come è successo a me, uomo delle Istituzioni, e come accade oggi per altri uomini delle Istituzioni''.
Per il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, però, quello di Lassini è solo ''un abile e criminale spot per accreditarsi: ormai è scaduto il termine per rinunciare quindi resterà candidato del Pdl alle amministrative di Milano. E' inutile che dica che non farà la campagna elettorale, la faranno gli altri per lui''.
Una resa quella del candidato Pdl a Milano arrivata dopo giorni di polemiche e culminata con l'aut aut di oggi lanciato dal sindaco Moratti. "O io o lui. La mia candidatura a sindaco è incompatibile con la presenza di Roberto Lassini nella lista del Pdl", ha afferma il primo cittadino di Milano.
Dopo che in giornata aveva esortato il Pdl a prendere "ufficialmente le distanze da questo candidato, in maniera tale da contribuire allo svelenimento del clima del Paese", il presidente del Senato Renato Schifani definisce ''giusta'' la rinuncia di Lassini.
Anche la Lega si era allineata al richiamo di Napolitano. ''Non ci piace il livello di scontro raggiunto'' ha affermato il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, definendo ''giusto il monito del Colle''.
L'opposizione va all'attacco, sottolineando con il candidato sindaco Giuliano Pisapia come si tratti non tanto dell'iniziativa di un singolo ma di ''una strategia che va avanti da mesi", dove "sono chiare le responsabilità politiche dei vertici del Pdl locali e non, per un messaggio volto a delegittimare la magistratura e ad avvelenare la campagna elettorale". Quanto alle cosiddette dimissioni dalla lista del Pdl ''sono l'ennesima presa in giro nei confronti delle regole democratiche. Non ci si dimette dalle liste elettorali ma si puo' decidere di non accettare l'elezione qualora questo accada''.
Lettura condivisa dal Pd. "E' difficile pensare che Lassini abbia ideato e realizzato da solo la campagna dei manifesti - sottolinea Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd - Gia' alcune ricostruzioni apparse oggi sulla stampa indicherebbero un coinvolgimento anche di altri appartenenti al Pdl. Comunque - aggiunge - è del tutto evidente che quei manifesti abbiano tradotto con parole più dure e più chiare un pensiero espresso più volte da Silvio Berlusconi''.
E Antonio Di Pietro avverte: "Non cadiamo nell'ipocrisia del lupo che prima si mangia l'agnello e poi chiede di abbassare i toni. Questo governo eversivo non ha piu' i titoli morali, politici ed etici per parlare di giustizia".
