Crisi, Bankitalia lancia l'allarme: "L'uscita dalla recessione è lenta"
Roma, 21 apr. - (Adnkronos/Ign) - Sul fronte della crisi economica arriva un nuovo monito dalla Banca d'Italia. ''Stiamo uscendo dalla recessione lentamente: secondo le previsioni del Documento di Economia e finanza solo nel 2014 il pil tornera' sul livello del 2007. In termini di prodotto pro capite, il recupero del livello pre-crisi sara' ancora piu' lento''. Ad affermarlo, in apertura dei lavori del Convegno svolto oggi a Palazzo Koch 'Europa 2020: quali riforme strutturali per l'Italia?', e' il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Interrogarsi sul nostro potenziale di crescita, aggiunge, ''non e' un esercizio retorico, e' una riflessione sul futuro del nostro Paese, sulle prospettive delle generazioni ora piu' giovani''.
"L'occasione - prosegue_ ci e' offerta, ancora una volta, dall'Europa. Sarebbe sbagliato ritenere che la questione della crescita sia solo italiana: e' da noi piu' grave, ma riguarda in misura diversa tutti i nostri partner comunitari. La Commissione europea ci esorta, con la nuova strategia Europa 2020, a perseguire "una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva".
Una situazione, dunque, per Draghi che crea preoccupazione. La stessa che il Governatore si trovo' ad esprimere cinque anni fa, nelle sue prime Considerazioni finali. "Una crescita stenta alla lunga spegne il talento innovativo di un'economia - dice usando le stesse parole- deprime le aspirazioni; prelude al regresso; preoccupa particolarmente in un Paese come il nostro, su cui pesano un'evoluzione demografica sfavorevole e un alto debito pubblico". Preoccupazioni "accentuate" dalla grande recessione mondiale ha accentuato queste preoccupazioni che "ha impresso un'accelerazione a dinamiche globali che gia' avevano intaccato il primato delle economie avanzate, ha provocato un deterioramento delle finanze pubbliche che ha tolto spazio di manovra ai governi".
''Nel biennio 2008-09 la crisi ci ha tolto 6,5 punti di pil; mentre gli altri paesi dell'area ne perdevano 3,5. Il divario fra l'Italia e gli altri paesi perdura nella fase di ripresa'' sottolinea ancora Draghi. Questi dati, spiega il governatore di Bankitalia, ''esprimono sinteticamente la difficolta' delle imprese italiane a essere competitive, dei responsabili della politica economica ad attuare strategie di modernizzazione del Paese, degli stessi economisti a orientare le proprie ricerche e a comunicarne al pubblico i risultati''.
Secondo Draghi, ''una maggiore competitivita' del sistema produttivo non puo' essere ottenuta con sostegni e difese dalla concorrenza: richiede un'attenta regolamentazione pro-competitiva dei mercati, ben disegnata e sorvegliata da regolatori indipendenti''.
