Viterbo, i facchini di Santa Rosa ringraziano Vittori per averli portati in orbita
Roma, 3 set. (Ign) - Dall’orbita dello Shuttle, ritorno a Viterbo per il 'ciuffo’ dei facchini di Santa Rosa. Il tradizionale simbolo degli uomini che trasportano a spalla la ‘Torre illuminata’ da cinque tonnellate, nella tradizionale festa dedicata alla santa patrona, è ritornato a casa dopo il giro nello spazio compiuto a maggio dall’astronauta Roberto Vittori, in quella che è stata l’ultima missione dello Shuttle della Nasa. L’astronauta dell’ESA (European Space Agency), d’origine viterbese e fratello di Arturo Vittori, ideatore della macchina ‘Fiore del Cielo’ che staserà sfilerà nelle vie di Viterbo, ha mantenuto la promessa e oggi, nella sala del Conclave a palazzo dei Papi, ha riconsegnato il ‘ciuffo spaziale’ nelle mani di Massimo Mecarini, presidente del sodalizio facchini di Santa Rosa.
‘’E’ stata una cerimonia molto toccante. Anche Roberto era emozionato – ha raccontato Mecarini a IGN testata on line del Gruppo Adnkronos - Ci ha riconsegnato il ‘ciuffo’ con il certificato dell’Esa che attesta l’avvenuta missione a bordo dello Shuttle. Noi abbiamo ricambiato, consegnandogli una targa, in cui ringraziamo Vittori per ‘aver portato i facchini sulle stelle’”.
Dallo spazio, ora il tradizionale copricapo rosso in cuoio imbottito, utilizzato dai facchini per proteggere la nuca dai contraccolpi sulla cervicale della trave di legno, avrà un posto d’onore nel Museo del Sodalizio. Il ‘ciuffo’ non viene indossato da tutti i facchini ma da quei 63 uomini, i 'Ciuffi appunto, posizionati sotto la base della Macchina che avanzano fidandosi dei comandi del capofacchino, visto che da quella posizione non riescono a vedere dove stanno andando. Sette file di nove uomini ciascuna, riservati a quei facchini che possono vantare il maggior numero di trasporti .
A Viterbo, intanto, tutto è pronto per la corsa della Macchina di Santa Rosa. Alle 21 scatterà il ‘Sollevate e fermi’, l’ordine con cui il capofacchino darà il via alla processione della Macchina per le vie e i vicoli, rigorosamente al buio, della cittadina della Tuscia. Da oltre 750 anni tradizionale festa di Viterbo, la corsa rievoca, ogni sera del 3 settembre, la traslazione del corpo della santa patrona della città.
Ventotto metri di altezza per cinque tonnellate, la ‘Torre illuminata’ viene trasportata a spalla da 100 ‘facchini’ per un percorso di circa un chilometro. Cinque le soste fino ad arrivare davanti alla Basilica dedicata alla ‘santa bambina’, morta secondo la tradizione a soli 18 anni. L’ultimo tratto, però, è anche il più ostico: una salita, con una pendenza non indifferente, che viene affrontata di corsa dalla squadra al completo dei facchini.
