Roma, 4 set. (Adnkronos) - L'unità e l'amicizia fra l'Italia e la Croazia prevalgano sulle dolorose divisioni che hanno contrassegnato il passato. E' l'appello rivolto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel discorso pronunciato ieri sera, alla presenza del presidente croato Ivo Josipovic, nell'Arena di Pola davanti alla platea riunita per il concerto 'Italia e Croazia insieme in Europa'. "Intendiamo testimoniare la ferma volontà di far prevalere il tanto che ci unisce su quello che ci ha dolorosamente diviso in un tormentato periodo storico, segnato da guerra tra Stati ed etnie", ha dichiarato il presidente Napolitano, ricordando che "nel passato sono stati commessi gravi errori ed ingiustizie" e rivolgendo quindi l'esortazione a "perdonarci reciprocamente il male commesso". Oggi, ha sottolineato il capo dello Stato, "Croazia e Italia hanno abbracciato valori comuni, innazitutto i valori della libertà e dei diritti della persona, la pari dignità e l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la libertà di impresa, i valori della cooperazione e della solidarietà tra i popoli. I nostri Paesi e le nostre società sono liberi da ogni ideologia fondata sulla discriminazione". Inoltre, "a seguito della chiusura dei negoziati di adesione per l'ingresso della Croazia nell'Unione Europea, i popoli croato e italiano hanno un futuro comune nell'Europa unita su basi democratiche e fra breve non vi saranno confini fra i nostri due Paesi". Al tempo stesso, però, Napolitano ha sentito "il dovere di ricordare anche i lati oscuri della nostra Storia comune. Nel passato, sono stati commessi gravi errori e ingiustizie; nel secolo scorso, il secolo 'horribilis' della storia dell'umanità, questi errori e queste ingiustizie sono stati pagati con i tragici destini di centinaia di migliaia di innocenti". Il presidente della Repubblica ha ricordato, a tal proposito, "la tragedia delle vittime del fascismo italiano, che perseguitò le minoranze e si avventò con le armi contro i vicini croati e sempre operò contro la libertà e la vita degli stessi italiani" e al tempo stesso anche "le vittime italiane della folle vendetta delle autorità postbelliche della ex Jugoslavia. Gli atroci crimini commessi - ha voluto sottolineare - non hanno giustificazione alcuna". Ma "essi non potranno ripetersi nell'Europa unita, mai più". Napolitano ancora una volta ha condannato "le ideologie totalitarie che hanno soppresso crudelmente la libertà e conculcato il diritto dell'individuo di essere diverso, per nascita o per scelta", inchinandosi idealmente "davanti alle vittime che hanno perso la propria vita o il proprio radicamento familiare. In ciascuno dei nostri Paesi coltiviamo, come è giusto, la memoria delle sofferenze vissute e delle vittime e siamo vicini al dolore dei sopravvissuti a quelle sanguinose vicende del passato". Ma, ha proseguito il capo dello Stato, "nel perdonarci reciprocamente il male commesso, volgiamo il nostro sguardo all'avvenire, che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani vogliamo e possiamo edificare, in una Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione".