Roma, 4 set. (Adnkronos) - Si potrà licenziare con l'accordo dei sindacati. Aggirando, di fatto, la rigidità dell'articolo 18, grazie agli accordi aziendali in deroga ai contratti nazionali e alla legge. E' la conseguenza della modifica all'articolo 8 della manovra approvato dalla Commissione bilancio del Senato. Una modifica che fa insorgere la Cgil e il Pd. Se per il leader del sincacato di Corso d'Italia Susanna Camusso "si cancella la Costituzione" nel tentativo di "distruggere l'autonomia del sindacato", per il presidente dei senatori democratici "è grave che il governo non rispetti l'accordo del 28 giugno". Rispedisce al mittente le accuse il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, convinto che "non ha senso parlare di libertà di licenziare" e che, invece, la norma contiene "utilissimi elementi per la più certa interpretazione delle rilevanti novità previste dalla manovra relativamente alla capacita dei contratti aziendali e territoriali". Il provvedimento, che modifica l'articolo 8 della manovra sul 'sostegno alla contrattazione collettivà, stabilisce che ''i contratti collettivi di lavoro, sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale, ovvero delle loro rappresentanze sindacali operanti in aziende possono realizzare specifiche intese con efficacia di tutti i lavoratori, a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alla presenze sindacali''. Le specifiche intese possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l'organizzazione del lavoro e della produzione con riferimento anche ''alle modalita' di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite Iva, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro''. Quindi, anche il licenziamento in deroga all'articolo 18, con l'accordo comunque dei sindacati che hanno la maggioranza in azienda. Durante i lavori della commissione bilancio è stato poi approvato l'emendamento sulla spending review, presentato dal Pd e riformulato che impegna il governo e i ministri interessati a presentare al parlamento entro novembre ''un programma per la riorganizzazione della spesa pubblica". Via libera anche ad altri emenadmenti, tra i quali quello che rivede la norma sulla Robin tax, contenuta nella manovra, stabilendo che il maggior gettito andrà a totale riduzione del taglio previsto per i comuni. Salve poi le Province e confermato il taglio del 50% dei consiglieri. La misura salva gli enti locali, sopprimendo la norma contenuta nel decreto legge. Resta invece il taglio dei consiglieri, come stabilito dal provvedimento. Deciso anche l'accorpamento di servizi e funzioni dei comuni con meno di 1.000 abitanti, salvando però gli organi (sindacato e consiglio comunale). La decisione se porre o meno la fiducia in Parlamento sulla manovra "verrà presa in settimana" ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, a Cernobbio. "Se la fiducia è necessaria, come sempre - ha affermato Romani - può essere messa. Mi sembra che il percorso parlamentare sia tutto sommato abbastanza tranquillo". "Il dibattito parlamentare non prevede la fiducia" ha detto il segretario del Pdl, Angelino Alfano, a margine del workshop Ambrosetti. E ai cronisti che gli domandano un commento sulla manovra bis, "i saldi - ribadisce - saranno invariati. Il numero che regge la manovra, cioè i 45,5 miliardi di euro che hanno dato credibilità in Europa, non si tocca".