Crisi, calano consumi e risparmi. Gli italiani ora si affidano a giochi e lotterie
Milano, 8 set. (Adnkronos) - In tempo di crisi ci si affida alla fortuna. E se la sensazione che prevale e' quella di essere sempre piu' poveri, tra rischio inflazione, aumento dell'Iva e debolezza dei mercati finanziari, gli italiani si affidano al gioco. Alla fine del 2011 saranno oltre 73 i miliardi (quasi il 20% in piu' del 2010) spesi dagli italiani in giochi a premi, lotterie e slot machine. Una spesa superiore a quella per l'abbigliamento e le calzature, pari a circa il 60% dei consumi alimentari. E' quanto emerge nel Rapporto Coop 2011 'Consum i & Distribuzione' presentato oggi a Milano.
Per trovare la quadra le famiglie italiane sacrificano i consumi no-food (auto, arredo casa, multimedia, elettrodomestici e abbigliamento), ma tagliano anche gli alimentari e modificano il carrello della spesa dove tornano a crescere i prodotti di base (olio d'oliva, latte uht, tonno in scatola), godono di sempre maggiore credito i prodotti a marchio che vengono acquistati di piu' nell'ultimo anno dal 49% dei consumatori. Crescono il carrello etnico e il 'pronto' (a elevato livello di servizio), perdono forza i carrelli salute, lusso e multimediale ad eccezione di smartphone e tablet.
Meno formiche sui risparmi ma anche meno cicale sui consumi, gli italiani si dimostrano sempre piu' sobri (piu' consumi in ambito domestico), piu' abili (cercano promozioni, prediligono il supermercato ma fiutano nuovi formati di spesa come i discount e gli specialisti drug), piu' nomadi (il 35% vaga da un punto vendita all'altro) e sempre piu' pessimisti (il 42% dichiara peggiorate le proprie prospettive di lavoro, un anno fa era il 23%). Il tutto con un'attenzione agli sprechi: preferiscono confezioni piu' piccole, riempiono meno il frigo di cibi freschi (meno carne, pesce, ortofrutta) acquistano piu' sacchetti per la spazzatura e meno stoviglie di plastica (-10%).
L'epicentro della caduta dei consumi e' il Mezzogiorno dove la crisi ha contribuito a accrescere le disuguaglianze colpendo in particolare le famiglie piu' giovani e con figli a carico. Ma non risparmia nemmeno il Centro e il Nord. Circa l'80% delle famiglie italiane e' convinta di vivere al di sotto o sul limite di uno standard appena accettabile (rispetto al 44% della Germania e al 54% della Francia).
"In una situazione di crisi strutturale -spiega Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di gestione di Coop Italia- il rigore nei conti pubblici e' d'obbligo, ma manovre che rischiano di essere depressive avranno come risultato una consistente riduzione del potere d'acquisto delle famiglie, che negli ultimi dieci anni e' gia' calato del 7%, e quindi genereranno ancora una ulteriore contrazione dei consumi. Ogni punto di Iva in piu' pesa 7 miliardi sui consumi annuali".
L'aumento al 21% "intacca settori gia' fortemente penalizzati (l'abbigliamento nel primo semestre 2011 fa segnare un -8%, il bazar sfiora il -6%, il multimediale sfiora il -15%) ma ogni ulteriore manovra sul versante Iva sarebbe ancora piu' disastrosa. Il rischio e' riportare la spesa delle famiglie a livelli ancora piu' bassi dei minimi toccati nel 2009. Ancor prima della manovra, il calo dei consumi alimentari ha penalizzato le vendite della gdo e di Coop che, a parita' di rete, restano negative (-1%) da tre anni".
A cio' occorre aggiungere "l'assoluto silenzio sotto cui sta passando l'incremento dei prezzi alimentari alla produzione che nell'anno in corso arrivera' al 4,5% e che, sulla base degli aumenti di listino richiesti dall'industria, nel 2012 potrebbe essere del 4,6%. Se questo aumento fosse riversato interamente alla vendita l'inflazione (la piu' iniqua delle imposte) peserebbe per altri 300 euro sulla spesa alimentare di una famiglia italiana media", conclude.
