Un sopravvissuto: "La morte di Osama Bin Laden chiude un ciclo"
Roma, 10 set. - (Adnkronos) - Tre immagini che si sovrappongono e che convivono anche a dieci anni di distanza: il dinamismo del World Trade Center, il fumo e le macerie degli attentati e la reazione di una città che non si è piegata. Lucio Caputo, italiano che vive a New York, sopravvissuto all'attentato dell'11 settembre, domani sarà a Ground Zero per ricordare le vittime delle Twin Towers.
"Resta il ricordo di qualcosa di bellissimo che non c'è più - racconta all'Adnkronos Caputo ora presidente dell'Italian Wine Food Institute - come un grande amore che qualcuno ti ha portato via animato solo dall'odio". La mattina dell'11 settembre 2001 Lucio Caputo riuscì a scampare al crollo delle Twin Towers scendendo precipitosamente a piedi dal settantottesimo piano della Torre numero uno dove aveva il suo ufficio.
Un giorno che ha cambiato la storia e che dieci anni dopo "New York e l'America tutta - sottolinea Caputo - ricorda con uno sguardo diverso, proteso ancora di più verso il futuro. Niente rovine ma un cantiere che va avanti. Per la prima volta si arriva all'anniversario con la consapevolezza di aver punito il colpevole. La morte di Osama Bin Laden chiude un ciclo: giustizia è stata fatta".
"Quella mattina ero solo e una telefonata mi ha salvato la vita. Avevo sentito un boato - dice Caputo tornando a quei momenti - ma fu una chiamata ad avvertirmi che stava accadendo qualcosa di grave. Ho deciso così di scendere a piedi: davanti a me incredibilmente ho trovato solo semafori verdi, uno di seguito all'altro. E' stata la mia salvezza".
"Per i primi quaranta piani - ricorda Caputo - non ho incontrato nessuno, solo polvere e un caldo pazzesco: avevo con me un asciugamano e una bottiglia d'acqua. A un certo punto ho incontrato una lunga fila di persone: cercavamo tutti di raggiungere rapidamente la via di uscita".
"Una volta fuori - racconta ancora - mentre cercavo di chiamare mio figlio al telefono mi sono accorto che la torre stava venendo giù: poi solo una corsa disperata fino a raggiungere il portone di un palazzo dove mi sono accovacciato. Lì il boato finale e tutto intorno si è fatta notte".
"Non ho mai pensato di lasciare la città - spiega Caputo che da 41 anni vive e lavora a New York -. Senza nemmeno più un numero di telefono ho voluto ricominciare la mia attività in quella stessa città che ha dato una grande prova di coraggio".
Da New York "è arrivata una grande lezione, non si è piagata davanti alla follia del terrorismo, ha reagito ed è risorta. Da metropoli impersonale ha mostrato, ferita, un volto più vulnerabile, più umano. I newyorchesi si sono uniti e hanno saputo ricominciare".
Un anniversario con l'incubo di nuovi possibili attentati. "Si vive - dice il presidente dell'Italian Wine & Food Institute - come in una zona sismica con la consapevolezza che possano accadere nuovi eventi".
