Città del Vaticano, 12 set. (Adnkronos) - In questi anni in Europa assistiamo al risorgere pericoloso del ''nazionalismo'', un fenomeno politico dal quale sono scaturiti ''fatti di rifiuto e di marginalizzazione sistematica e anche violenta delle popolazioni minoritarie, come pure l'adozione di politiche ostili alla differenza culturale che, in modo più o meno visibile, hanno incitato alla paura della diversità''. E' quanto ha detto monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, a Monaco dove è in corso di svolgimento il Meeting interreligioso e per la pace promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. In tutti i casi in cui sono state messe in atto politiche ostili alla diversità culturale, ''i flussi migratori sono stati percepiti come minaccia all'identità delle popolazioni autoctone''. Al contrario, secondo l'arcivescovo responsabile del dicastero delle migrazioni, ''la storia dell'Europa come continente è segnata dall'eredità ricevuta da vari popoli che hanno generato un'ovvia ibridazione culturale. Quindi la diversità culturale non è solo conseguenza dell'immigrazione dei giorni nostri, ma una caratteristica dell'identità europea''. Monsignor Vegliò ha quindi affermato che se ''questo periodo può essere definito era dell'emigrazione'' si è anche assistito al risorgere di un'era del nazionalismo''. Secondo l'arcivescovo, ''l'incontro delle diverse culture e la loro conoscenza serena, reciproca e senza pregiudizi, è soprattutto una ricchezza, un elemento positivo, indipendentemente dalle difficoltà che può generare la coesistenza di persone di culture diverse''. ''E' quanto mai necessario che i modelli educativi si rinnovino'' e c'è bisogno, ha concluso Vegliò, di ''insegnare a rispettare e apprezzare le varie culture, scoprendo gli elementi positivi che possono celare; aiutare a cambiare i comportamenti di paura o d'indifferenza verso la diversità; istruire all'accoglienza, all'uguaglianza, alla libertà, alla tolleranza, al pluralismo, alla cooperazione, al rispetto, alla corresponsabilità e alla non discriminazione''.