Barletta, 13 set. - (Adnkronos) - Il consigliere comunale di Canosa di Puglia, in provincia di Barletta-Andria-Trani, Giovanni Colasante, e' stato condannato per maltrattamenti lievi dal Tribunale di Stoccolma in riferimento all'episodio dello scorso 23 agosto quando, secondo quanto accertato dalla Polizia svedese, l'uomo avrebbe tirato i capelli al figlio di 12 anni. La pena comminata e' un ammenda di circa 650 euro che pero' il consigliere comunale, nel frattempo tornato in Italia dopo la restituzione del passaporto, non deve pagare poiche' compensata dai tre giorni di detenzione in carcere che l'uomo ha subito e che non sarebbe stata necessaria. Giovanni Colasante, consigliere comunale di Canosa di Puglia, in provincia di Barletta-Andria-Trani, era stato arrestato il 23 agosto a Stoccolma con l'accusa di maltrattamenti ai danni del figlio di 12 anni durante una vacanza che tutta la famiglia, insieme a una nutrita comitiva pugliese, stava trascorrendo nella capitale svedese. Per lui e la sua famiglia il soggiorno sarebbe dovuto proseguire con una crociera nella zona dei fiordi se non fosse accaduto lo spiacevole episodio. La legislazione svedese e' particolarmente severa nei confronti dei maltrattamenti nei confronti dei bambini. Nell'udienza del 6 settembre scorso il giudice monocratico aveva poi disposto la restituzione del passaporto. L'avvocato di Colasante, Giovanni Patruno, amico e collega di consiglio comunale ha sempre sostenuto che non si era trattato di uno schiaffo ma di un rimprovero energico rispetto a un capriccio del ragazzino che si rifiutava di entrare nel ristorante. ''E' una classica sentenza da Ponzio Pilato. Si sono accorti di aver fatto una gaffe e adesso mettono una toppa. Nella sentenza parlano di una 'tirata per i capelli' ma allo stesso tempo della non attendibilita' di un testimone che aveva riferito che Colasante aveva preso con una mano sola il ragazzo afferrandolo per i capelli, cosa evidentemente impossibile poiche' pesa 50 chilogrammi". "Allo stesso tempo giudicano come non attendibile il figlio - continua il legale - che e' stato sentito quella sera dagli inquirenti senza l'assistenza di uno psicologo. Poi nella sentenza si riconosce la non proporzionalita' dei tre giorni di arresto ma che sono stati costretti ad arrestare Colasante in quanto cittadino non svedese. Cosa impensabile in uno stato civile". Per Alberto Ugazio, presidente della Società italiana di pediatria (Sip), "che si condanni un genitore che maltratta il proprio figlio mi sembra un fatto di civilta', tanto piu' se questa condanna consiste in una multa e sempre ammesso che maltrattamento ci sia stato. Quello che invece e' paradossale e grottesco nella vicenda accaduta a Stoccolma e' che si sia arrivati ad arrestare il genitore, privando il minore di chi abitualmente si occupa di lui e per giunta in un Paese straniero, con il rischio di causare un danno psicologico e uno choc di gran lunga superiori a quelli che puo' provocare un ceffone". La Sip - si legge in una nota - ribadisce la propria contrarieta' alle punizioni corporali, in piena sintonia con il Consiglio d'Europa e il Comitato Onu per i diritti dell'infanzia, anche perche', come dimostra parecchia letteratura recente, le punizioni corporali alterano la percezione della negativita' della violenza fisica, abituando i bambini a giustificarla e a usarla come metodo per risolvere i conflitti tra pari. A tale proposito, aggiunge Marcello Lanari, responsabile per i Rapporti con le famiglie della Sip, "collaboriamo con Save The Children a un progetto europeo che si propone di eliminare il ricorso alle punizioni corporali anche nella famiglia. In Italia (dati Ipsos-Save the Children) un genitore su 4 ricorre al ceffone con i propri figli e solo il 19% dei genitori si dichiara nettamente contrario a questi metodi e afferma di non usarli mai". "Stiamo facendo un'opera di sensibilizzazione - aggiunge Ugazio - verso i pediatri per la condivisione di metodi educativi che mettano al bando non solo le punizioni corporali, ma tutti i metodi di umiliazione del bambino che, oltre a provocare sofferenze, finiscono inevitabilmente col minare la sua autostima e metterlo in difficolta' nei confronti degli altri. Dobbiamo promuovere la scelta di strategie educative basate sul dialogo e sulla comprensione che non significa affatto cedere ai capricci o a qualunque pretesa''. ''Al contrario -sottolinea- e' necessario che i genitori sappiano sempre distinguere cio' che e' bene e cio' che e' male per il bambino e che sappiano mantenere con determinazione e serenita' posizioni e regole ferme che il bambino deve imparare a riconoscere come invalicabili. Senza con cio' arrivare a demonizzare un genitore che una tantum e non come scelta educativa, bensi' seguendo un impulso sbagliato, perde le staffe e da' uno schiaffo al figlio, sentendosi poi magari in colpa per settimane".