Napoli, 15 set. (Adnkronos/Ign) - Cinque pagine di memoriale scritte di proprio pugno dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo scorso 12 settembre. Il memoriale e' stato poi consegnato dai legali del premier alla Procura di Napoli che sta svolgendo indagini su una presunta estorsione al premier. Il memoriale e' stato poi depositato agli atti dal Tribunale del Riesame. "Ho conosciuto il signor Tarantini e sua moglie anni orsono. Mi e' stato presentato come imprenditore di successo e da piu' parti ho avuto su di lui positive indicazioni. Conosco Lavitola da parecchi anni in particolare per la sua attivita' di giornalista e di direttore di giornale. Dopo il suol arresto Tarantini e la moglie mi scrissero delle accorate lettere inviatemi presso la segreteria di Roma. Il Tarantini protestava la propria estraneita' alle accuse che gli venivano mosse, si scusava per il disagio che mi aveva procurato, si lamentava per il trattamento mediatico e giudiziario che gli veniva riservato. Sia lui sia la moglie mi fecero sapere di essere in gravissime difficolta' economiche". Nel suo memoriale il premier scrive ancora che "conversando casualmente con il Lavitola questi mi disse di conoscere Tarantini. Mi risulta che in quel periodo, che collocherei nell'estate 2010 sia nato un buon rapporto di amicizia tra loro. Nello stesso periodo il Tarantini mi scrisse che non era soddisfatto dell'operato del suo difensore avvocato D'Ascola. Gli segnalai mi pare attraverso Lavitola alcuni nomi tra cui quello dell'avv. Perroni che a seguito di una mia telefonata si dichiaro' disponibile a difenderlo". "Tarantini e la moglie come gia' detto mi fecero pervenire piu' volte lettere in cui mi presentavano la gravita' della loro situazione economica, chiedendomi anche aiuto per finanziare la loro azienda e per evitare il fallimento" spiega il presidente del Consiglio nel memoriale consegnato ai pm della Procura di Napoli. "Lo stesso Lavitola mi segnalo' una situazione di vera disperazione di una famiglia che era passata da una vita agiata a grandi ristrettezze che avevano coinvolto anche il fratello, con la sua famiglia, la madre, altri famigliari. Mi si rappresento' quindi una situazione personale e famigliare difficilissima, con anche il rischio che Tarantini mettesse in atto episodi di autolesionismo. La situazione era altresi' aggravata dalla presenza di due figlie ancora piccole. Insistettero anche tramite Lavitola per un aiuto economico". Il presidente del Consiglio spiega ancora: "feci quindi avere al Tarantini e alla moglie del denaro o consegnandolo direttamente a Lavitola o facendoglielo consegnare, in alcune rare occasioni dalla mia segretaria. Si trattava di somme che variavano tra i 5 mila e i 10 mila euro, 5 mila per il Tarantini e 5 mila per la moglie". Sul fronte politico intanto, il Pdl torna alla carica, ed e' la terza volta nel giro di pochi giorni, per gli ispettori alla Procura di Napoli con una interrogazione al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, firmata da undici deputati tra i quali Luigi Vitali, Francesco Paolo Sisto, Manlio Contento, Enrico Costa, Francesco Fucci, Maurizio Paniz, Enrico Pianetta, Elvira Savino, Salvatore Torrisi. Nell'interrogazione si chiede che a Berlusconi sia riconosciuto il diritto alla difesa nell'inchiesta sul filone napoletano del caso Tarantini. Un diritto, sostengono i firmatari, che invece sarebbe stato "negato dalla scelta della Procura di Napoli di citare il presidente Berlusconi come semplice persona informata dei fatti". Al premier, sottolineano Vitali e gli altri deputati del Pdl, "deve essere garantita la presenza del difensore con ogni conseguente facolta'". La violazione riscontrata dai firmatari dell'interrogazione al Guardasigilli, "tenuto conto di quanto gia' accaduto e della delicatezza della vicenda, lancia una luce non rassicurante sul procedimento, con risvolti giudiziari ed effetti politici gravissimi". Per questo, si chiede a Palma di "accertare la veridicita' dei fatti" evidenziati nell'interrogazione, "anche attraverso attivita' ispettiva".