Obama parla all'Onu: "Mettiamoci al lavoro per una pace che duri"
New York, 21 set. (Adnkronos) - Toni ispirati ma anche concretezza e parole chiare sono quelli scelti da Barack Obama nell'appuntamento clou dell'intervento alla 66esima assemblea generale dell'Onu. Il Presidente Usa cita Roosevelt che esortava a cercare "non solo la pace ma una pace che duri e da questo trae il filo conduttore per un bilancio di quanto gli Stati Uniti hanno operato nella comunità internazionale, di concerto con l'Onu per fronteggiare le crisi globali archiviando l'unilateralismo dei suoi predecessori repubblicani.
L'assemblea generale diventa così per il numero uno degli Stati Uniti anche la vetrina ideale per dimostrare, anche in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, di aver fatto del suo meglio sul piano internazionale come vincitore del premio Nobel per la pace, a suo tempo da molti giudicato intempestivo. Obama ricorda che quando assunse la funzione l'America era impegnata in due guerre e Osama Bin Laden era latitante.
Oggi gli Stati Uniti, con i ritiri in atto o programmati, da Iraq e Afghanistan stanno gradualmente lasciando il posto ai leader locali, mentre il capo di Al Qaeda, organizzazione che tuttavia resta ancora una minaccia, allora era latitante e ora "è andato", ossia eliminato. "Siamo in un anno straordinario", ricorda, citando in particolare la primavera araba e la fine del regime di Gheddafi in Libia, "il dittatore più longevo della storia".
Quanto al Medio Oriente, i palestinesi hanno diritto ad un loro Stato, Israele alla sicurezza, ma "l'unica via è il negoziato tra loro senza scorciatoie".
Il Presidente statunitense sottolinea che "la pace, come sapevano i nostri predecessori e coloro che hanno fondato le Nazioni Unite, è qualcosa di più dell'assenza di guerra ma dipende da valori come giustizia, libertà, spirito di compromesso e senso di umanità" e oggi sappiamo, ha proseguito, "che con le tensioni e le convulsioni in altre parti del mondo anche noi non siamo al riparo dalla guerra. La pace è difficile ma è possibile e la gente la vuole".
Obama traccia quindi il quadro sorprendente di un Nordafrica che è irriconoscibile rispetto a poco tempo fa: "in Egitto per 30 anni c'è stato il presidente Mubarak e improvvisamente in 18 giorni la gente di ogni condizione sociale ha chiesto il cambiamento" e anche in Libia le istanze di libertà hanno spazzato via "il peggiore e più longevo tiranno della storia" e di fronte a ciò è innegabile "che l'Onu è stata all'altezza dei suoi principi: è così che ci si aspetta che la comunità internazionale si comporti".
L'insegnamento che se ne trae, dalla Libia alla Tunisia e all'Egitto è che "vengono sconfessati coloro che ritenevano che la democrazia non fosse adatta o non fosse richiesta da certe culture e certe religioni". Restano punti di crisi importanti, ha avvertito Barack Obama "l'Iran non ha dimostrato la natura pacifica della sua ricerca nucleare" mentre la Siria "tortura e uccide i suoi cittadini e penso che se continua su questa strada il Consiglio di sicurezza dell'0nu dovrebbe decidere delle sanzioni nei confronti del regime siriano".
Quello del Medio Oriente, però, resta "il test più difficile per la politica estera americana". Obama ha ribadito il diritto dei palestinesi ad un loro Stato, così come il diritto di Israele alla sicurezza: "gli Stati Uniti sono impegnati in modo inflessibile nel difendere la sicurezza di Israele", ha sottolineato il Presidente che però ha esortato le due parti a riprendere i negoziati di pace: "sta a loro, in quanto destinati a vivere vicini, parlarsi, mettersi gli uni nei panni degli altri e capire le reciproche ragioni". Obama, tuttavia, senza citare il convitato di pietra di questa assemblea, ossia l'ipotetica risoluzione sul riconoscimento dello Stato palestinese da votare in assemblea, ha detto esplicitamente che: "la soluzione si trova solo tramite il negoziato, non con le scorciatoie".
Nella parte finale del suo intervento non manca un riferimento agli sconvolgimenti economico finanziari in atto nel mondo, che mettono a repentaglio speranze di molti lavoratori e intere società: "cresciamo o decliniamo insieme" ha affermato Obama, ribadendo il suo sostegno alle riforme in atto da parte degli "alleati europei per riformare le loro istituzioni".
