Lampedusa, 22 set. (Adnkronos/Ign) - Quattro immigrati tunisini sono stati fermati con l'accusa di avere appiccato l'incendio che martedì ha parzialmente distrutto il centro di accoglienza di Lampedusa. La squadra mobile di Agrigento, oltre ai quattro tunisini, rinchiusi nel carcere di Petrusa, ha fermato altre sette persone: quattro sono ritenuti gli scafisti di uno sbarco avvenuto nei giorni scorsi, mentre gli altri tre erano destinatari di un provvedimento di espulsione. I provvedimenti sono stati firmati dal procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo. Secondo quanto emerge da una prima ricostruzione fata dalla squadra mobile di Agrigento, prima di appiccare l'incendio al centro di accoglienza c'è stata una furiosa lite tra due gruppi di immigrati tunisini che erano ospiti del Cie di contrada Imbriacola. Da un lato alcuni magrebini che da giorni avevano intenzione di dare fuoco alla struttura per protestare contro i rimpatri. Dall'altro, invece, altri tunisini che ostacolavano questa decisione. E' così scoppiata una lite, ma alla fine ha prevalso la linea dura con l'incendio di due materassi da cui poi sono scaturite le fiamme che hanno distrutto due padiglioni e reso inagibile un altro. Ad incastrare i quattro immigrati sono state le testimonianze rese dai connazionali che hanno spiegato agli investigatori di essere stati contrari "fino all'ultimo istante" all'incendio della struttura. Sarà il gip del Tribunale di Agrigento a decidere se trasformare il fermo in ordinanza di custodia cautelare. A Lampedusa intanto è tornata la calma dopo la guerriglia scoppiata ieri a mezzogiorno tra un gruppo di immigrati tunisini, che hanno minacciato di fare esplodere due bombole di gas, e una cinquantina di lampedusani. La polizia ha poi caricato i tunisini, molti dei quali sono rimasti feriti. I lampedusani sono impegnati nei preparativi per i festeggiamenti religiosi della santa patrona, la Madonna di Porto Salvo. Fino alla tarda serata di ieri, i festeggiamenti erano a rischio perché il sindaco, dopo gli scontri avvenuti, insieme con il parroco don Stefano Nastasi e il vescovo di Agrigento monsignor Francesco Montenegro, aveva pensato di annullare le celebrazioni. "Non c'è nulla festeggiare", aveva chiosato ieri sera il sindaco. Ma la svolta è arrivata dopo la telefonata tra il sindaco Bernardino De Rubeis e il ministro dell'Interno Roberto Maroni. Il capo del Viminale ha assicurato al primo cittadino di Lampedusa che "entro le prossime 48 ore Lampedusa sarà svuotata". Così è stato deciso che i festeggiamenti si faranno. Nei pressi della pompa di benzina, dove ieri è scoppiata la guerriglia, è tornata la calma. Anche se a terra ci sono ancora macchie di sangue e alcuni indumenti appartenenti agli immigrati tunisini rimasti lì dopo gli scontri. "Oggi sono più sereno - ha detto all'Adnkronos il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis - Nella notte sono stati trasferiti da Lampedusa altri trecento immigrati tunisini ed oggi sono previsti altri voli per portare via tutti gli altri clandestini che ieri hanno messo a ferro e fuoco la mia isola". "Ieri sera ho avuto un incontro cordiale con il Questore di Agrigento che è venuto a coordinare le operazioni mandato da Viminale - ha aggiunto De Rubeis - Sono stato molto preoccupato ma oggi la situazione è nettamente migliorata". Poi, parlando dell'incidente diplomatico sfiorato ieri con il Quirinale, ha fatto sapere che cercherà ''di chiamare personalmente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per chiedergli scusa a voce delle parole offensive che ho usato ieri. Ma era appena avvenuto uno scontro e anch'io ero stato aggredito verbalmente da un gruppo di lampedusani. Ero spaventato. Spero di riuscire a parlarci". Durante una diretta tv, immediatamente dopo la guerriglia scoppiata tra lampedusani e tuninisi e la carica della polizia, il primo cittadino aveva usato parole inappropriate nei confronti del capo dello Stato. Salvo poi scusarsi sempre in diretta tv. Ma oggi lo vuole fare personalmente. "Ci tengo - ha precisato - perché Napolitano è una persona che stimo profondamente e mi dispiace quello che è accaduto". Don Stefano Nastasi, il parroco di Lampedusa si è detto "molto amareggiato" per gli scontri di ieri. "Perché si è atteso tanto l'inizio dei trasferimenti in massa dei tunisini?", si chiede don Nastasi parlando con un gruppo di giornalisti. "Questi stessi trasferimenti si potevano fare anche 10 giorni fa - ha sottolineato - perché sono stati fatti solo tra questa notte e oggi?". Di più non ha voluto aggiungere il parroco oggi impegnato nei festeggiamenti religiosi della santa patrona di Lampedusa. "Quando la gente è disperata è pronta a fare tutto, anche una sciocchezza, anche ricorrere alla violenza. Non basta condannare, bisogna andare a fondo e capire la situazione per rimediare non solo al sintomo ma anche al virus" ha detto il vescovo di Tunisi, monsignor Maroun Elias Lahham, arrivato alla parrocchia di Lampedusa dove parteciperà alla celebrazione della Santa messa per la patrona dell'isola, commentando la guerriglia avvenuta ieri. "Sono molto triste - ha affermato il vescovo - dopo avere visto le immagini di tutta quella gente che ieri scappava, chi dava le botte e minacciava. Gli uomini sono fatti per vivere insieme in armonia". Poi, rivolto ai tunisini: "Se li potessi incontrare direi loro di non sputare nel piatto nel quale hanno mangiato''.