Cardinal Scola si insedia a Milano: "Chiesa torni fra la gente per superare la propria crisi"
Milano 25 set. - (Adnkronos/Ign) - E' necessario che la Chiesa torni a farsi prossima alla gente, per fermare quel processo di separazione fra fede e vita tipico del nostro tempo. Così il nuovo arcivescovo di Milano, Angelo Scola, nel corso della messa d'ingresso celebrata nel Duomo di Milano. Per l'arrivo a Milano del nuovo arcivescovo tantissimi fedeli, circa 25 mila tra piazza e cattedrale, e il cardinale Dionigi Tettamanzi, il predecessore di cui Scola raccoglie il testimone, consegnando a quest'ultimo il pastorale di San Carlo . Tra le autorità presenti il presidente della Regione Roberto Formigoni, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il prefetto Gianvalerio Lombardi e il presidente della Provincia Guido Podestà. Nel passaggio del pastorale Tettamanzi ha ricordato le parole del suo predecessore, il cardinale Carlo Maria Martini che quasi dideci anni fa, era il settembre del 2002, gli disse: "Vedrai come sarà pesante".
Dopo la commozione e il saluto, salutato dagli applausi e dalle campane Scola, durante la messa, ha fatto riferimento a quanto, su questo stesso tema, aveva affermato a suo tempo Montini, il futuro Paolo VI. ''Nel giovane Montini - ha affermato il cardinale - era ben chiara una convinzione: un cristianesimo che non investa tutte le forme di vita quotidiana degli uomini, cioe' che non diventi cultura, non è più in grado di comunicarsi''. ''Da qui - ha proseguito - il processo che avrebbe portato inesorabilmente alla separazione tra la fede e la vita cui il magistero di Paolo VI fece spesso riferimento, e avrebbe condotto al massiccio abbandono della pratica cristiana con grave detrimento per la vita personale e comunitaria della Chiesa e della societa' civile''.
Quindi Scola in riferimento alla sua esperienza precedente ha affermato: ''Nei vent'anni del mio ministero episcopale, ho avuto dolorosa e crescente conferma dell'attualità di questa diagnosi, soprattutto per gli uomini e le donne delle generazioni intermedie. Essi sembrano sopraffatti dal 'mestiere di vivere'. Normalmente non sono contrari al senso cristiano dell'esistenza, ma non riescono a vederne la 'convenienza' per la vita quotidiana loro e dei loro cari''. ''D'altra parte - ha aggiunto ancora - la Chiesa non puo' prendere a pretesto, per attutire la necessita' di fare i conti con questo giudizio, il travaglio proprio della convulsa transizione in cui siamo immersi, che ha nel male oscuro della cosiddetta crisi economica, finanziaria e politica la sua palese espressione''.
