Roma, 3 ott. (Adnkronos) - Nucleare, problemi fiscali, franco troppo forte: sono in gran parte temi imposti dall'esterno quelli che figurano al centro del dibattito elettorale in Svizzera, dove si vota il 23 ottobre. E molti di questi temi riguardano l'Italia, secondo partner commerciale della Confederazione Elvetica. Costretta dalla globalizzazione, la Svizzera si deve rivolgere sempre più al mondo esterno e interrogarsi su uno dei pilastri del proprio sistema, come il segreto bancario. Sulla lista nera dei paradisi fiscali stilata dall'Italia, la Confederazione elvetica vuole giungere ad un accordo fiscale con il nostro Paese che però garantisca la confidenzialità dei conti bancari. Ma il negoziato non si è ancora aperto, malgrado la disponibilità svizzera, e il tema è al centro del dibattito, soprattutto nel canton Ticino, dove lavorano molti frontalieri italiani. Qui si è deciso per il momento, malgrado Berna la pensi diversamente, di congelare quella parte delle trattenute fiscali alla fonte che veniva versata all'Italia in base agli accordi. Centrale nel dibattito è anche la costruzione delle linee di comunicazione trasversali alpine, la cui efficacia dipende anche dai lavori compiuti da parte italiana. Così come si parla molto del franco sempre più forte che, in un panorama di crisi internazionale, pone problemi alle esportazioni e al turismo. Infine il dramma di Fukushima ha portato alla storica decisione di abbandonare l'energia nucleare, ma i tempi e i modi per realizzare questo storico passaggio dipenderanno molto dal risultato elettorale. Un risultato elettorale, quello in Svizzera, che andrà valutato alla luce della particolari caratteristiche di democrazia diretta in vigore in questo Paese, spiegate oggi ai giornalisti italiani in un incontro all'ambasciata elvetica di Roma. Gli elettori dei 46 cantoni voteranno per inviare i loro rappresentanti alle due camere del parlamento. E questo eleggerà il 14 dicembre i sette consiglieri che compongono il governo, uno dei quali eserciterà a turno la presidenza per un anno. Ma il governo sarà comunque costretto a tenere costantemente conto del parere della popolazione, considerata a tutti gli effetti la vera opposizione del paese in virtù del sistema di democrazia diretta. Data la facilità con la quale possono essere indetti referendum abrogativi o su quesiti di iniziativa popolare, governo e parlamento sono infatti spinti a cercare un ampio consenso con le parti interessate prima di varare le leggi. La stessa democrazia diretta svolge un ruolo di primo piano a livello dei cantoni e dei comuni.