Roma, 3 ott. (Adnkronos) - Una storia d'amore e d'interesse durata oltre mezzo secolo, contrassegnata da assenze ma anche da grandi dimostrazioni di fedeltà, quella tra Fiat e Confindustria. E se oggi Sergio Marchionne sancisce il divorzio del Lingotto dall'organizzazione che rappresenta gli industriali, nel 1974 Gianni Agnelli ne assunse addirittura la presidenza. Un 'odi et amo' catulliano, insomma, durato oltre 30 anni, ma che diventano molti di più se si segue il filo rosso rappresentato da un sistema di buone relazioni industriali perseguito storicamente da Fiat per consentire la piena governabilità degli stabilimenti. Una strategia consociativa 'ante litteram' fu messa in atto dal fondatore della casa torinese, Giovanni Agnelli, che badava più a tenersi buoni i sindacati interni che alle corporazioni care al duce, e proseguita da Valletta: se da un lato attuò una politica repressiva nei confronti della Fiom, dall'altro propose ai sindacati un contratto aziendale 'solidaristico' che, in cambio di modelli di produttività elevati, prevedeva un migliore trattamento economico rispetto a quello del contratto collettivo. Negli anni successivi, quelli del boom economico, se non ci fu una perfetta sintonia tra Fiat e sindacato degli industriali questo fu dovuto alla maggiore disponibilita' del Lingotto ad un modello consociativo che comportasse la piena produttivita' delle fabbriche. Dopo l'autunno caldo Fiat cominciò a incidere sempre piu' nella politica di Confindustria di cui divenne parte integrante e in qualche modo 'grande elettore'. Poi, nel 1974, Gianni Agnelli ne assunse la presidenza Fu proprio l'Avvocato a firmare l'accordo sulla cosiddetta scala mobile, il meccanismo di indicizzazione dei salari al costo della vita. Agnelli lasciò la presidenza di Viale dell'Astronomia nel 1976 non senza avere raccolto critiche al suo operato, considerato troppo debole ed incompatibile con la situazione economica e soprattutto non in grado di ottenere l'obiettivo che si era prefisso, cioe' di ridurre la conflittualità nelle fabbriche. Che anzi si aggravò. In quegli anni al vertice degli industriali, l'interlocutore privilegiato di Agnelli divenne Luciano Lama, segretario generale della Cgil e principale artefice della politica delle tre confederazioni sindacali, con Cgil, appunto, Cisl e Uil. Dopo la freddezza con cui Fiat accoglie l'elezione di Antonio D'Amato nel 2000, al vertice degli industriali quattro anni dopo arriva un altro uomo della 'galassia' del Lingotto: è Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Ferrari che diventa presidente di Fiat nel maggio del 2004 dopo la morte di Umberto Agnelli. Nel giugno dello stesso anno Sergio Marchionne diventa ad del gruppo. Montezemolo lascia la presidenza di Confindustria il 13 marzo del 2008, due anni più tardi, alla fine di aprile, si dimette dalla presidenza della Fiat.