Guarini: "Gli indignados di Wall Street sono la voce delle famiglie in difficoltà"
Roma, 5 ott. (Adnkronos) - Gli indignados a Wall Street, ed ora in tante altre citta' americane, "esprimono la difficolta' dei nostri tempi, i problemi economici che molte persone devono affrontare nelle proprie famiglie, mentre vedono che vi sono capi delle corporation che guadagnano milioni e milioni di dollari e considerano questo eccessivo". A spiegare all'ADNKRONOS le ragioni profonde, quelle che vanno oltre ai titoli dei giornali per gli scontri e l'aspetto piu' mediatico del movimento Occupy Wall Street, e' un veterano della politica americana, e newyorkese, Frank Guarini, democratico eletto in New Jersey al Congresso dal 1979 al 1993.
"Se non avessimo la situazione economica che abbiamo oggi, queste proteste sarebbero un 'non problema''", aggiunge ancora Guarini, ora presidente emerito della National Italian American Foundation, in questi giorni a Roma per partecipare ad una riunione del board della John Cabot University. Ma per Guarini le proteste sono il segno di un rischio di "lotta di classe che divide il paese piu' di quanto dovrebbe essere diviso, in questo momento in cui ici sono cosi' tanti disoccupati, cosi' tante persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese, che hanno problemi a pagare l'affitto, a dare cibo e vestiti ai figli".
E di fronte a questo rischio e' quanto mai necessario che Barack Obama mostri una leadership che ancora non ha mostrato, "comprenda che deve prendersi la sua responabilita' per unire le persone e guidare il paese dal centro non dall'estrema sinistra" come ha fatto finora, afferma ancora il politico italoamericano.
La comprensione delle ragioni profonde di chi protesta a Wall Street infatti non fa dimenticare al democratico - che nei suoi sette mandati al Congresso si e' occupato molto di questioni economiche e fiscali, prendendo parte, tra all'altro, alle commissioni Commercio, Bilancio e Previdenza sociale - che alla base stessa della societa' vi e' la fiducia nel capitalismo e nel fatto che "sia permesso ad un uomo capace di farlo di guadagnare di piu'".
E per quanto riguarda il dibattito sulle tasse, Guarini sottolinea che siamo di fronte ad una "domanda filosofica ormai diventata un enorme argomento della campagna elettorale" su come risanare l'enorme debito americano che si e' accumulato e in qualche modo dobbiamo pareggiare": dobbiamo pareggiare il bilancio prendendo piu' soldi dai privati per darli alle persone in difficolta', o li teniamo nel privato per creare piu' posti di lavoro?
"Io credo che molte persone ricche del nostro paese non si opporrebbero a pagare piu' tasse se pensassero che questo possa creare una economia piu' stabile - e' la risposta che avanza l'ex deputato - ma credono sinceriamente, e questa e' la convinzione dei repubblicani, non per ragioni egoistiche ma economiche che mantenedo i soldi nel settore privato si possano creare piu' posti di lavoro".
Guarini non manca di avere pero' su questo una propria idea su come affrontare il dilemma, basata su quanto ha imparato negli anni in cui ha lavor nella commissione per la revisione del sistema fiscale ai tempi dell'amministrazione Reagan: " per mia esperienza so che la vera ingiustizia del sistema fiscale sono il fatto che i lobbisti superpagati di Washington riescono ad ottenere sgravi fiscali per tutti i tipi di business".
"Invece che aumentare le tasse bisognerebbe eliminare tutti gli sgravi fiscali, questi enormi regali alle grandi corporation - e' la sua proposta - un codice tributario veramente giusto ed equo dovrebbe essere di poche pagine, invece ne abbiamo uno di migliaia di pagine, ognuna piena di scusa di ingegneria sociale, eccezioni, sgravi". E qui c'e' l'ingiustizia perche' "l'uomo comune non si puo' permettere i commercialisti e fiscalisti super intelligenti che possono trovare ogni scappatoia" per far pagare meno tasse ai ricchi, compreso Warren Buffett.
"Ha detto che dobbiamo aumentare le tasse ma forse e' il primo che paga un ottimo fiscalista per tenere le sue piu' basse possibile", sottolinea, tra il serio e il faceto, Guarini ravvedendo una certa "ipocrisia" nelle posizioni del miliardario che sostiene di essere tassato meno della sua segretaria, diventato il simbolo dell'iniziativa di Obama per aumentare le tasse agli ultra milionari.
Insomma, forse basterebbe, "ripulire il nostro tax code e non riformarlo", come chiede Obama, perche' in tanti anni trascorsi a Washington Guarini si e' convinto che "ogni problema di un governo puo' avere soluzioni molto semplici se si usa buon senso e determinazione politica".
Qualita' che in questo momento non si ravvedono a Washington dove "non c'e' leadership ne' alla Casa Bianca ne' in entrambi politica", dice Guarini, riecheggiando in pieno i risultati di un recente sondaggio del Washington Post che sottolinea come il 61% degli americani non approva la politica economica di Obama ed appena il 14% ha fiducia nell'operato del Congresso. Una delusione da parte degli elettori destinata "ad andare sempre peggio".
Uno scontento, che e' anche un importante componente delle proteste a Wall Street, provocato anche dal fatto che ora a Washington "c'e' troppa politica e troppo poco patriottismo", con i politici che non fanno il loro dovere di "considerare prima quello che va bene per la nazione e non per la sua parte politica". Un dovere che spetta principalmente ad Obama, "che e' il presidente di tutti, e deve cercare l'unita', non mettere un gruppo contro l'altro, ma metterli tutti insieme in modo di lavorare per il miglior interesse del paese. E' ancora in tempo per farlo prima della rielezione - conclude - anche se non ci sono segnali che indichino che lo stia facendo".
