A. Saudita, fatwa vieta di giocare a calcio: è uno sport inventato dagli infedeli
Riad, 11 ott. - (Adnkronos/Aki) - Un mufti dell'Arabia Saudita ha emesso una fatwa, o editto religioso, con la quale ha vietato ai musulmani di giocare a calcio in quanto si tratta di uno sport inventato dagli ebrei, dai cristiani, dagli infedeli, da Stati Uniti, Russia e Francia. In particolare, Abdullah al-Najdi ha vietato ai giovani musulmani di giocare a calcio , come riporta l'agenzia di stampa iraniana 'Irna'. In base alla fatwa, termini creati dagli 'infedeli' quali 'fallo', 'rigore', 'corner' e 'fuori' devono essere eliminati dalle partite.
Al-Najdi ha poi aggiunto che i calciatori di una squadra devono essere più o meno di 11 per evitare di somigliare agli 'infedeli' e che il gioco va svolto con gli abiti indossati tutti i giorni oppure le partite si devono svolgere di notte, in quanto le divise usate oggi dai giocatori non sono idonee ai giovani musulmani. Inoltre, ''se qualcuno segna un goal, non bisogna correre verso di lui e abbracciarlo o baciarlo, né gioire (per il risultato, ndr) perché questo è quello che fanno gli americani e i francesi. Insomma, non avete bisogno di queste cose perché il vostro goal è chiaro'', ha proseguito Al-Najdi. Il mufti ha poi affermato che non ci devono essere giocatori designati come riserve, ma i calciatori devono cambiare il loro ruolo quando uno è stanco.
Sempre in ambito calcistico, ieri la polizia religiosa in Arabia Saudita ha dichiarato guerra ai giocatori stranieri che amano tatuarsi il corpo. La famigerata commissione per la promozione della virtù e la repressione del vizio ha inviato una lettera all'Alta commissione per la Gioventù chiedendo di avvertire tutti i calciatori stranieri che giocano nel campionato saudita di coprire tutti i loro tatuaggi prima di scendere in campo, pena la prigione.
Alla base del provvedimento, racconta il quotidiano 'Sabq', c'è l'episodio in cui è rimasto suo malgrado coinvolto nei giorni scorsi il giocatore colombiano dell'al-Nasr, Juan Pablo Pino. Il giovane 24enne era stato arrestato dalla polizia religiosa, mentre si trovava in un centro commerciale con la sua moglie incinta, per aver mostrato in pubblico i suoi numerosi tatuaggi sulle mani e sulle spalle. Il calciatore, infatti, in quell'occasione indossava una t-shirt a maniche corte.
Secondo la commissione per la promozione della virtù, i calciatori stranieri amanti dei tatuaggi sono un esempio poco edificante per i giovani del regno di re Abdullah. "I tatuaggi - si legge nella lettera inviata all'Alta commissione per la Gioventù - hanno effetti negativi sui giovani sauditi. Vi chiediamo di mettere al corrente tutti i giocatori stranieri della necessità di rispettare le regole e coprire i loro tatuaggi durante le partite".
