Roma, 11 ott. (Adnkronos) - Essere iperprotettivi con il figlio minorenne al punto da isolarlo dal resto del mondo equivale a maltrattarlo. Lo rileva la Cassazione nel rendere definitiva una condanna per maltrattamenti (un anno e quattro mesi, pena interamente condonata) nei confronti di una madre e di un nonno di Ferrara colpevoli di avere in buona sostanza tenuto il figlio della donna sotto una campana di vetro fino all'età scolare tanto da redergli difficile perfino la deambulazione. Come ricostruisce la sentenza 36.503 della sesta sezione penale, la madre e il nonno avevano mantenuto atteggiamenti iper protettivi nei confronti del minorenne fino alla preadolescenza "con l'imposizione di atti riservati all'età infantile nonché nell'esclusione del minore da attività didattico istituzionali legate alla motricità". Madre e nonno, inoltre, avevano impedito al ragazzino rapporti con i coetanei fino alla prima elementare, imponendogli la rimozione della figura paterna fino all'ottobre 2004. Tutta una serie di comportamenti che, a detta dei famigliari, scaturiva da una "iper cura" magari "patologica" ma che non poteva essere passibile di condanna. Una tesi respinta sia dal gup di Ferrara nel maggio 2007 che dalla Corte d'Appello di Bologna nell'ottobre 2010 che convalidavano la condanna per maltrattamenti alla madre e al nonno del ragazzino. Invano i famigliari del minorenne si sono rivolti alla Cassazione facendo notare, tra l'altro, che il loro comportamento era dettato dalla 'buona fede' e che, in ogni caso, il ragazzino per tutto l'arco dell'isolamento aveva avuto "uno stato di benessere". Piazza Cavour ha respinto il ricorso ed ha evidenziato che è del tutto "irrilevante il riferito stato di benessere del bambino, tenuto conto che, non a caso, in tutti i sistemi di civiltà evoluta, lo Stato può verificare in modo intrusivo le realtà di disagio anomalo nella famiglia e le loro cause umane, imponendo prescrizioni ai famigliari, sino alla decadenza della potestà, all'allontanamento e allo stato di adottabilità del minore stesso". In ogni caso, la Cassazione ha fatto notare che "la persistenza delle metodiche di iper accudienza e di isolamento, in palese violazione delle indicazioni e delle prescrizioni talora imposte e talora pure concordate, segnala, al di là di ogni ragionevole dubbio, la pacifica ricorrenza della intenzionalità che connota il delitto di maltrattamenti" a carico della mamma e del nonno del bambino.