Tunisi, 15 ott. (Adnkronos/Aki) - "Solidarietà agli indignati. Come nella 'primavera araba', molte persone scendono in piazza in Occidente per chiedere dignità, giustizia e lotta alla corruzione". Così il blogger tunisino Zeid el-Heni, una delle voci più influenti della 'rivoluzione dei gelsomini'. "Il sistema economico internazionale è in grande difficoltà e molta gente ne sta pagando le conseguenze. Per questo, come nel caso dei movimenti della 'primavera araba', molte persone scendono in piazza in Occidente per chiedere dignità, giustizia e lotta alla corruzione". Questo il messaggio che il blogger tunisino Zeid el-Heni, una delle voci più influenti della 'rivoluzione dei gelsomini', invia ai tanti studenti, operai, precari, disoccupati 'indignati' che ieri da Madrid a Roma, da Londra a Mumbai, sono scese in piazza per chiedere "un cambiamento globale" contro le misure economiche varate dai governi nazionali e la distruzione dei diritti e dei beni comuni. "Questi giovani devono trarre ispirazione dalle rivolte arabe", che dalla Libia all'Egitto, negli ultimi mesi hanno provocato un terremoto politico regionale, afferma el-Heni ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL. "Le uniche differenze tra gli 'indignati' e la primavera araba - spiega – è che noi nel mondo arabo chiediamo di più, chiediamo la libertà e combattiamo la dittatura. In Italia, come negli Stati Uniti non si soffre per la mancanza di libertà", aggiunge. Il blogger tunisino auspica che tanta gente scenda a manifestare "per far valere i suoi diritti" in tutto il mondo, ma avverte: "E' legittimo protestare, ma non è accettabile l'uso della violenza. In un sistema politico democratico - dichiara - i cambiamenti devono avvenire pacificamente". El-Heni parla infine del meccanismo che, a suo parere, ha scatenato i movimenti di protesta in questo particolare momento. "Grazie al ruolo dei media le manifestazioni si sono fatte sempre più grandi e si sono diffuse anche in altri paesi. Penso al mondo arabo dove la gente ha visto quello che accadeva nello Stato confinante e ha preso coraggio per scendere in piazza. Il problema ora è che la gente ormai non ha più fiducia nel futuro".