Firenze, 17 ott. (Adnkronos) - La procura di Firenze ha chiuso le indagini sulla Banca di Credito Cooperativo fiorentino, uno dei filoni dell'inchiesta sui grandi appalti. In 55 stanno ricevendo gli avvisi di conclusione delle indagini, tra questi anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini e il senatore Marcello Dell'Utri. Il Credito cooperativo fiorentino è stato presieduto per circa 20 anni dall'onorevole Verdini. La banca è stata commissariata due anni fa proprio nell'ambito dell'inchiesta sui grandi appalti. In particolare i magistrati hanno indagato sui rapporti tra il Ccf e l'impresa di costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontello, presieduta all'epoca da Riccardo Fusi. Il resto dell'inchiesta è stato trasferito a Roma, Perugia e L'Aquila, mentre le indagini sulla banca sono condotte dalla Procura di Firenze. Venerdì scorso, Verdini e Fusi sono stati prosciolti all'Aquila "perché il fatto non sussiste". "Finalmente, dopo quasi quattro anni di indagine sul mio conto - dice Verdini, a proposito degli atti della procura di Firenze -, assistiamo al deposito di atti che si fondano unicamente su un teorema, di cui evidentemente taluni pubblici ministeri sono innamorati al punto da darmi l'idea di una guerra personale". "E il teorema è ancora una volta basato su un mio presunto rapporto di interessi con Riccardo Fusi, facile da dichiarare ma impossibile da dimostrare perché inesistente (come ha appena sancito la decisione del Gup de L'Aquila, di cui si è distrattamente dato conto sui media) - prosegue il coordinatore del Pdl -. Trascurando i risultati di una gestione ventennale dell'istituto di credito che ho presieduto fino al luglio del 2010 e azzerando il lavoro di organi collegiali, quale il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale del Credito Fiorentino, che si è anche contraddistinto per una rilevante crescita patrimoniale e per una notevole espansione dell'istituto, si vanno ad ipotizzare altisonanti capi di imputazione, quali l'associazione a delinquere, il potenziale conflitto di interessi o l'appropriazione indebita, che potrebbero far pensare, come già successo altre volte nei titoli dei giornali, che qualcuno si sia appropriato personalmente di milioni e milioni di euro". "Niente di tutto questo. E peccato dunque che la contestazione sulle erogazioni non sia seguita dalla corretta informazione sul fatto inoppugnabile che circa la metà delle decine di posizioni (affidamenti) che vengono contestate abbiano già riportato i soldi in banca, senza che nell'avviso di conclusione delle indagini si dia notizia di ciò, mentre per l'altra metà, sono state e sono al 90% erogazioni deliberate con congrue garanzie reali". Verdini prosegue: "Questo modo di agire mi pare gravemente scorretto e finalizzato unicamente ad alimentare il can-can mediatico. Sarà per questo mia cura convocare una conferenza stampa, dopo aver esaminato tutti gli atti, per rispondere punto per punto su ogni addebito". "Perché, visto quanto è accaduto fino ad oggi, se gli inquirenti pensano di poter svolgere i processi sia in piazza sia nelle aule dei tribunali, io farò altrettanto, forte della consapevolezza della mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati'', conclude l'esponente del Pdl.