Roma, 21 ott. (Adnkronos/Ign) - E' il giorno della mobilitazione della Fiom. Gli operai sono scesi in piazza per protestare contro la crisi in atto in Fiat e Fincantieri. Lo sciopero di 8 ore proclamato dai metalmeccanici della Cgil interessa tutti i lavoratori del gruppo Fiat e le aziende dell'indotto. Da villa Borghese hanno sfilato per raggiungere piazza del Popolo dove si tiene il sit in deciso dopo il 'no' al corteo, in seguito agli incidenti nella manifestazione degli 'indignati'. In testa lo striscione 'Il lavoro è un bene comune'. Dodicimila i manifestanti secondo gli organizzatori, 6mila arrivati con i pullman da fuori regione Lazio e 6mila dal Lazio. Per quanto riguarda l'adesione allo sciopero per i soli stabilimenti Fiat i numeri parlano di una media del 50% con punte del 70% negli stabilimenti dove c'è più lavoro. Ma per l'azienda l'adesione media di Fiat e Fiat Industrial è pari all'11%. Il mini corteo ha bloccato per circa mezz'ora il Muro Torto. "In piazza dobbiamo pure arrivarci. Non possiamo mica volare" ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Mentre ci si avvicinava a piazza del Popolo dagli archi di piazzale Flaminio si sono uniti i manifestanti di Irisbus. Dietro lo striscione con la scritta 'Non molleremo', gli operai dello stabilimento di Valle Ufida, a rischio chiusura. C'è anche una sedia a rotelle con un fantoccio su cui campeggia la scritta 'Fabbrica Italia'. Quasi in contemporanea dalle scalette della metro di piazzale Flaminio sono usciti nella piazza gli operai di Mirafiori al grido di 'Il posto di lavoro non si tocca'. Gli arrivi degli operai degli stabilimenti di Mirafiori e degli altri dell'indotto della Fiat a Torino hanno ingrossato moltissimo il corteo, che dopo aver fatto il giro di piazzale Flaminio è entrato in piazza del Popolo. Molti gli slogan dedicati a Marchionne, in alcuni casi "ringraziato" ironicamente come un benefattore, in altri al centro di canzoncine come quella che intona "Abbiamo un sogno nel cuore, Marchionne in fonderia, Berlusca a San Vittore". Un punto in comune hanno la vicenda Fiat e Fincantieri, ''ci vogliono nuovi prodotti'' ha detto Maurizio Landini dal palco, sottolineando la necessità che sia Fiat che Fincantieri investano ''in nuovi prodotti'' e ''nella mobilità sostenibile''. Le aziende, ha rimarcato il leader della Fiom, ''hanno una responsabilità sociale e ricordiamo che se la Fiat è stata quella che è stata è grazie a chi ha lavorato nell'azienda e ai soldi pubblici''. La Fiom, ha poi messo in chiaro, metterà in atto ''tutti i mezzi'' per giungere all'abrogazione dell'art. 8, compresa la raccolta di firme per arrivare ad un referendum. Il leader delle tute blu ha anche indicato la ''gravità'' della scelta di Fiat di uscire da Confindustria perché questo rende evidente che ''per legge, come fatto a Pomigliano, chiunque può non applicare i contratti e le leggi, dando indicazioni a chi fa impresa non di competere sulla qualità ma di poter sfruttare i lavoratori e peggiorarne le condizioni''. Nel corso del suo intervento ha anche replicato alle dichiarazioni del prefetto Giuseppe Pecoraro, "se corrispondono al vero", che, ha riassunto Landini, "dice che la manifestazione di oggi non andava fatta soprattutto da chi ha partecipato a quella di sabato". "Il prefetto dovrebbe riflettere con attenzione: la Fiom sabato scorso era in piazza e lo rivendichiamo" ha scandito il leader delle tute blu, e questa dichiarazione "è offensiva verso 300mila lavoratori, giovani e precari che sabato erano in una piazza democratica". Dal palco il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, si è soffermata su Marchionne. ''Hanno parlato di lui come un grande innovatore. E qual è l'innovazione di chi ha chiuso tre stabilimenti e non ha neanche creato un posto di lavoro negli altri?''. Il suo approccio "è quanto di più antico e conservatore che ci sia" da "padrone delle ferriere" che "con l'autoritarismo intende governare le aziende''. E ''il Governo è stato complice della Fiat'' sottolinea il leader della Cgil che, rivolto all'esecutivo, chiede come ''si può permettere che l'unica azienda che produce auto in Italia possa smettere di produrre in Italia''. A piazza del Popolo c'era anche una delegazione dell'Idv, presente il leader di Sinistra e libertà, Nichi Vendola: "Sono qua perché condivido il desiderio di tornare a vedere la piazza occupata dalla politica anziché dalla guerra" ha detto Vendola. Il leader di Sel è stato insultato e spintonato da un manifestante per le sue parole contro i black bloc. Ad aggredirlo un 50enne che lo ha avvicinato subito prima che lasciasse la piazza, nei pressi del bar Canova. L'uomo lo ha apostrofato in maniera violenta, dandogli del ''pezzo di m...'' e dicendogli che ''i black bloc non sono barbari''. Poi, intervenuta la scorta, si è allontanato. In questura è stato attivato da questa mattina il Centro per la gestione della sicurezza dell'evento per il monitoraggio della manifestazione e a conclusione della manifestazione il questore di Roma, Francesco Tagliente, ha espresso apprezzamento nei confronti della Fiom per aver rispettato gli impegni assunti Anche Alemanno ha ringraziato la Fiom per la disponibilità. ''La Fiom ha rispettato le indicazioni del prefetto e i dettami della nostra ordinanza" ha detto il sindaco di Roma. Un'ordinanza non ad hoc, ha precisato, ma ''come tutte'' che ''punta solo a fare in modo di avere un mese di tregua in cui studiare nuove regole per consentire a tutti di manifestare senza violare i diritti dei romani. Dunque nessun intervento mirato". Alemanno ha poi espresso solidarietà a Vendola: ''L'aggressione subita dal leader di Sel va condannata con fermezza, una condanna che dev'essere ancora più forte per le motivazioni addotte dall'aggressore''.