Roma, 26 ott. (Adnkronos/Ign) - E' bufera sulla partecipazione di Gianfranco Fini ieri a 'Ballarò' e oggi alla Camera si è sfiorata la rissa. Nervi a fior di pelle in aula dove sono volati insulti; urla, fischi e applausi sono rimbalzati da una parte all'altra dell'emiciclo. A dare fuoco alle polveri il duro attacco di Marco Reguzzoni contro il presidente della Camera. Il capogruppo leghista ha stigmatizzato le sue parole nel corso della trasmissione, soprattutto il passaggio sulla pensione baby di Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi. Tutto in regola con le leggi vigenti all'epoca, quando, ha rimarcato Reguzzoni, la Lega non era in Parlamento ''ma il presidente Fini sì e non ha fatto nulla''. A quel punto è partito dai banchi della Lega a Montecitorio il coro 'dimissioni dimissioni' rivolto a Fini. "E' inopportuno che il presidente della Camera Gianfranco Fini faccia politica e partecipi alle trasmissioni tv, come è avvenuto ieri sera a 'Ballarò'" ha detto Reguzzoni in aula a Montecitorio mentre i parlamentari leghisti urlavano 'dimissioni dimissioni'. "Noi siamo una forza responsabile - ha esordito il capogruppo dei Lumbard - ma non possiamo tollerare i soprusi e le ingiustizie. Parlo del presidente Fini, che ha tenuto un comportamento assolutamente inopportuno. E' inopportuno che il presidente della Camera si sieda in uno studio televisivo come è successo ieri a 'Ballarò' alla pari di altri leader politici. Inopportuno - ha insistito Reguzzoni - che Fini partecipi a dibattiti nei quali vengono espresse valutazioni che sono politiche. Se vuole fare politica non può fare il presidente della Camera". "Fini si è reso protagonista di una incredibile caduta di stile nel coinvolgere la moglie del ministro Umberto Bossi, offendendo in un solo colpo, tutti quelli che usufruiscono di un legittimo trattamento pensionistico in regola con la legge. Giuste o ingiuste - ha proseguito il capogruppo leghista - quelle erano le regole vigenti all'epoca. Parliamo di un periodo in cui la Lega in Parlamento nemmeno c'era e Fini invece sì, guardandosi bene dal contrastare quelle norme". "E' una caduta di stile nei confronti della Lega che ha sempre portato rispetto e non è mai scesa nel gossip, non ha mai fatto il nome della moglie del presidente della Camera coinvolta, lei sì, in storie di gossip e in fatti giudiziari ben più pesanti. E' inaccettabile - ha ribadito in conclusione Reguzzoni - che nel simbolo elettorale di Futuro e libertà sia stato inserito il nome di Fini. Abbiamo più volte fatto appello alla responsabilità di Gianfranco Fini ma i nostri appelli sono caduti nel vuoto perché è evidente che Fini non si preoccupa dell'istituzione che rappresenta ma solo di fare i propri interessi. Fini venga in aula e ci dia una risposta". Subito dopo ha preso la parola il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino. "Credo che il presidente della Camera, essendo un leader politico, abbia tutto il diritto", ha detto Bocchino iniziando il suo intervento, prima di essere interrotto. Il clima di tensione creatosi in Aula ha quindi portato il presidente di turno dell'Assemblea, Rosy Bindi, a sospendere la seduta, ripresa "solo per un minuto - ha poi spiegato riprendendo i lavori - per chiedere scusa ai ragazzi presenti in tribuna per lo spettacolo poco edificante che abbiamo offerto loro". Solo l'intervento dei commessi ha evitato la rissa. In aula si è sfiorata infatti la colluttazione tra Claudio Barbaro di Fli e Fabio Rainieri della Lega. Dai banchi del gruppo di Fli Fabio Granata grida contro i deputati del Carroccio. A un certo punto, si alza Claudio Barbaro, si dirige verso i banchi della Lega e lì si sfiora la rissa con Fabio Rainieri. "E' la solita porcilaia fascista", sbotta un deputato leghista uscendo dall'aula. "C'è stata una piccola colluttazione con Rainieri - dice Reguzzoni - ma noi siamo rimasti al nostro posto, è stato quello di Fli ad alzarsi e a venire verso di noi. A quel punto ha fatto bene la Bindi a interrompere la seduta". In ripresa di seduta, con la presidenza assunta da Gianfranco Fini accolto dal coro della Lega 'dimissioni, dimissioni', il presidente della Camera sorridendo ha chiesto se qualche deputato avesse intenzione di intervenire sulla questione sollevata da Reguzzoni. Ha quindi preso la parola Bocchino, che stava intervenendo prima della sospensione, e ha chiesto la parola anche il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, il quale ha annunciato che il gruppo del Pdl investirà il presidente della Repubblica ''su una situazione di difficoltà drammatica della istituzione parlamentare determinata dal comportamento" del presidente della Camera. Ma è ''inutile e fuori luogo pensare di coinvolgere il presidente della Repubblica in una vicenda che riguarda i rapporti tra il presidente della Camera, i gruppi e l'aula" ha replicato Dario Franceschini, capogruppo del Pd. Per Franceschini la cosa non solo è "fuori luogo" ma anche "inutile" perché "una volta eletto, il presidente della Camera non è sfiduciabile né politicamente né formalmente''. Altri interventi si sono succeduti e alla fine il dibattito è stato concluso dallo stesso Fini. ''Non è questa la sede in cui il presidente della Camera ha la possibilità di rispondere in termini politici a quanto è stato osservato - ha affermato la terza carica dello Stato - proprio perché, se lo facessi, finirei in qualche modo per confermare quella, a mio modo di vedere, insussistente accusa di partigianeria che mi è stata mossa". "E' la ragione per la quale - ha aggiunto - saranno altre le sedi in cui, se lo riterrò, avvalendomi di un pieno diritto costituzionale, eserciterò il mio dovere di replica e ringrazio tutti i colleghi, senza eccezione alcuna, per il dibattito che si è svolto". Non si placa però la tensione. Quando Fini ha sospeso la seduta, il leghista Rainieri è uscito dall'aula con la camicia sbottonata e rosso in volto. Cinque assistenti parlamentari lo hanno placcato e poi lo hanno 'scortato' fino al ristorante della Camera. In Transatlantico un capannello di deputati leghisti ha circondato il capogruppo di Fli, Benedetto Della Vedova, per chiedere le scuse formali di Barbaro per aver tentato di aggredire Rainieri in aula. "Oggettivamente la situazione non è più accettabile. Lo dico da coordinatore di partito, come ministro non mi esprimo" ha commentato Roberto Calderoli all'Adnkronos, precisando di parlare come coordinatore leghista perché ''il governo non può esprimersi su questioni del Parlamento''. Però, "oggettivamente - secondo Calderoli - c'è un ramo del Parlamento che funziona come un violino e un ramo che non funziona affatto. Personalmente mi hanno insegnato - conclude - che il pesce puzza sempre dalla testa".