San Raffaele: ok al concordato ma risolvere alcune criticità. Il cda: "Notizia positiva"
Milano, 28 ott. (Adnkronos/Ign) - I giudici del Tribunale fallimentare di Milano hanno ammesso il concordato preventivo presentato per salvare il San Raffaele, ma hanno mosso alcuni rilievi e criticità che saranno sottoposti all'attenzione di tre commissari nominati dal tribunale stesso nelle persone di Rolando Brambilla, Salvatore Sanzo, e Luigi Giovanni Saporito. (Leggi il provvedimento)
Una decisione, quella arrivata oggi dal tribunale, che viene accolta con soddisfazione dal cda "perché consente di centrare l'obiettivo della salvaguardia dei posti di lavoro e del rilancio dell'ospedale", come detto all'Adnkronos. "Relativamente agli altri punti affrontati -proseguono dal cda- nessun obbligo di ricorso al mercato ma un naturale impegno a considerare offerte significativamente migliorative qualora queste venissero. Cosa che peraltro non è diversa da quanto fatto finora, con il risultato che l'unica offerta seria e articolata è quella messa a base del piano di concordato. Siamo stati obbligati a essere incompatibili per salvare il San Raffaele-specificano dal cda- in quanto questa e' l'unica offerta seria pervenuta". Una valutazione espressa anche dai giudici del Tribunale fallimentare. "Da domani -concludono- saremo subito al lavoro per organizzarci per il periodo concordatario e per lavorare con serenita' sul futuro della ricerca e cura del San Raffaele".
Tornando al provvedimento del giudice il primo punto critico rilevato è il possibile conflitto di interesse, segnalato dalla Procura, del cda dell'Istituto fondato da Don Verzé che è espressione degli stessi investitori che hanno presentato il piano. I giudici del fallimentare nel provvedimento di circa 30 pagine parlano infatti di "un velo d'ombra sulle modalità con cui il piano concordatario è stato disegnato" in relazione alla doppia funzione del duo Ior - Malacalza, potenziali acquirenti e componenti del consiglio di amministrazione. Un conflitto di interessi che potrebbe determinare in futuro la revoca dell'ammissione al concordato preventivo.
Preso atto di questo 'velo d'ombra', e pur riconoscendo che, allo stato, "quella degli Investitori è stata finora l'unica, seria e garantita proposta di intervento", i giudici 'invitano' quanto meno il nuovo cda a valutare, se si presentassero, altre proposte di finanziatori. Vale a dire che l'asse Ior-Malacalza potrà essere allargata, o migliorata o addirittura superata da offerte economicamente maggiori da parte di altri investitori.
"Se, infatti -scrivono- dinanzi al concretizzarsi di una tale eventualità (cioè una nuova offerta, ndr), la Fondazione mostrasse di non voler comunque prendere adeguatamente in considerazione, ciò che non sembra tuttavia credibile, altre più vantaggiose ed alternative proposte di acquisizione del capitale della NewCo, ne resterebbe forse legittimato il dubbio che non principalmente a beneficio dei creditori sia stata costruita l'attuale proposta concordataria, ma piuttosto a beneficio o nell'interesse prevalente degli Investitori, nel quadro di quella situazione di conflitto d'interessi denunziata dal Pm secondo una configurazione simmetrica ed analoga a quella che - per intendersi - ricorre laddove un rappresentante stipuli un contratto con se stesso".
Il provvedimento, segnalano poi in ambienti giudiziari, ha tenuto conto delle finalità della nuova normativa in tema di fallimentare che sembra attribuire particolare significato al valore dell'impresa e al valore del lavoro. Per questo, si fa notare, non è stata accolta la richiesta di fallimento sollecitata dalla procura.
Su alcuni dei punti critici segnalati dalla procura, il Tribunale si riserva la possibilità di fare nuove valutazioni. Il che significa che, anche grazie al 'controllo' dei tre commissari, se i rilievi della magistratura, sui conti o sul conflitto d'interessi in seno al cda, dovessero manifestarsi come veri, il concordato potrebbe essere revocato prima dell'omologa prevista non prima di tre mesi. Senza contare che prima di tutti spetterà ora ai creditori, in adunanza, approvare il tutto.
L'adunanza dei creditori del San Raffaele sarà convocata davanti al giudice delegato il 23 gennaio prossimo. Spetta ai creditori approvare il piano prima dell'omologa.
