Pechino, 29 ott. (Adnkronos/Aki) - Saif al-Islam Gheddafi, il figlio di Muammar Gheddafi, ha fatto sapere al Tribunale penale internazionale (Cpi) di essere innocente, riguardo all'accusa di crimini contro l'umanità che gli è stata rivolta. Lo riferisce il procuratore capo del Cpi, Luis Moreno-Ocampo. Saif al Islam vuole capire cosa accadrà se si consegnerà, si farà processare e verrà riconosciuto innocente, ha spiegato Moreno-Ocampo, che ieri aveva rivelato ''colloqui informali'' del Tribunale penale internazionale per la resa di Saif al-Islam Gheddafi. Moreno-Ocampo, riporta il sito web in arabo della Bbc, ha precisato che i contatti avvengono attraverso intermediari ed è tramite questi emissari che il delfino di Gheddafi si è dichiarato innocente. Il 27 giugno scorso la Corte dell'Aja ha emesso un ordine di arresto internazionale contro Saif al-Islam e l'ex capo dell'intelligence militare libica Abudullah al Senussi per crimini contro l'umanità. ''Ci sono persone legate a lui che sono in contatto con persone legate a noi, pertanto non abbiamo relazioni dirette. Tutto avviene tramite intermediari - ha detto il procuratore capo del Cpi, che si trova a Pechino per un convegno - Ma abbiamo molta fiducia nella persona coinvolta da parte nostra nei contatti. Lui dice di essere innocente, dice che dimostrerà di essere innocente ed è interessato alle conseguenze''. ''Dice di essere innocente e che dimostrerà ai giudici la sua innocenza e quindi è più preoccupato per cosa potrebbe accadere dopo, se dovesse essere assolto dalla corte - ha detto ancora Moreno-Ocampo - Pertanto gli abbiamo spiegato il funzionamento legale, non facciamo accordi, perché abbiamo prove contro di lui''. ''Gli stiamo spiegando il meccanismo legale - ha precisato - e il suo diritto alla difesa''. Il timore del Cpi è però che Saif al-Islam Gheddafi possa continuare a fuggire. ''Abbiamo informazioni secondo cui c'è un gruppo di mercenari che sta cercando di aiutarlo a spostarsi in un altro Paese, pertanto stiamo cercando di impedirlo'', ha detto il procuratore capo del Tribunale penale internazionale, sottolineando che la corte ''sta lavorando con alcuni Paesi per riuscire a bloccare questo tentativo''. ''Sappiamo che ha valutato diverse opzioni - ha continuato - e vorremmo aiutarlo ad arrendersi''.