Parigi, 31 ott. (Adnkronos/Ign) - La conferenza generale dell'Unesco ha accettato l'ingresso della Palestina come stato membro a pieno titolo con 107 voti a favore e 14 contrari. I paesi che si sono astenuti sono 52, fra cui Italia e Gran Bretagna. Fra i 107 paesi che hanno votato a favore vi sono la Francia, oltre alla quasi totalità dei paesi arabi, africani e dell'America Latina. Stati Uniti, Canada e Germania sono fra i 14 voti contrari. Quasi ovvio il parere degli Stati Uniti: "Non possiamo accettare questa decisione", hanno detto i rappresantanti Usa. Ancora più forte il commento di Israele. Si tratta di "una tragedia", secondo il portavoce di Gerusalemme. Mentre per i palestinesi è un giorno di festa. Propio così il commento di Sabri Saidam, consigliere del presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas: "Questo è un giorno di festa, un giorno storico. Per noi - ha aggiunto - si tratta di uno dei pilastri nella nostra lotta per l'indipendenza, penso che siamo più che mai vicini a raggiungerla". Il voto, ha ancora detto, è un "grande messaggio" per chi, in seno al Consiglio di Sicurezza, si oppone alla richiesta palestinese di adesione all'Onu. Per Hanan Ashrawi, importante esponente dell'Olp, si è trattato di "un trionfo dello spirito umano di fronte alle intimidazioni. E' molto importante perché manda il chiaro messaggio che nel mondo vi è una maggioranza di Paesi che non vogliono rendere vittime i palestinesi ed escluderli dalla comunità delle Nazioni", ha detto la Ashrawi. L'Italia "ha optato per l'astensione in mancanza di una posizione coesa e unita dell'Unione europea", ha spiegato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari a proposito della decisione italiana. Approfondendo le ragioni dell'astensione dell'Italia, Massari ha sottolineato che "da un lato si riconoscono i progressi compiuti sul terreno da parte dell'Anp e dal premier Salam Fayyad sul fronte dell'institution building, dall'altro riteniamo che non era questo il momento per porre la questione della membership palestinese all'Unesco, in una fase in cui si sta cercando di creare le condizioni ideali per la ripresa del negoziato tra le due parti e pendendo già la domanda presso le Nazioni Unite da parte dell'Autorità palestinese". Da parte sua, Giovanni Puglisi, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, parlando con l'Adnkronos, prima ancora del voto aveva già previsto l'esito favorevole. "Temo che il voto della Conferenza Generale dell'Unesco sia favorevole all'ingresso a pieno titolo della Palestina. Del resto l'esecutivo si è già espresso favorevolmente con circa 40 componenti a favore su 55", ha dichiarato Puglisi. "Se la Palestina entra scatta la legge Usa che vieta al Paese di restare in qualunque organismo internazionale dove siedano i palestinesi. Inoltre - ha spiegato Puglisi- il 'passaggio' all'Unesco è ovviamente prodromo dell'ingresso nell'Onu. Se Obama fosse forte potrebbe anche non applicare la legge ma il presidente degli Stati Uniti è già in fase di rielezione e si trova con un Congresso a maggioranza repubblicana. Diverso sarebbe l'atteggiamento di Obama se fosse all'inzio del suo secondo mandato". "Se quindi i palestinesi entrassero e gli statunitensi uscissero il primo effetto concreto sarebbe il danno alle casse dell'Unesco, che vedono gli Usa come primo finanziatore. Da non sottovalutare poi, dal punto di vista italiano, il fatto che un'uscita degli Usa peserebbe sul Consiglio Esecutivo dell'Unesco: l'Italia - ha evidenziato Puglisi- è candidata, dopo tre mandati, a farne di nuovo parte. Se gli Usa si ritirassero, sono candidati anch'essi, la nostra candidatura non avrebbe problemi a concretizzarsi, perché resterebbero sei posti per sei candidati, ma davvero noi vorremo restare in corsa in questa nuova situazione?".