Pd, Bersani ad una piazza gremita: ''Riporteremo l'Italia al posto che merita''
Roma, 5 nov. (Adnkronos/Ign) - ''Riportemo l'Italia nel posto che merita''. Davanti ad una piazza San Giovanni gremita il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, prende la parola tra gli applausi . "La nostra promessa è che riporteremo l'Italia là dove deve stare. Là dove ci aspetta il mondo". Una piazza piena già dal primo pomeriggio. Bandiere tricolore, palloncini colorati, musica dal palco e, ovviamente, tante bandiere del Partito democratico. E come slogan 'Ricostruzione - In nome del popolo italiano'.
Dopo aver mandato un ''abbraccio commosso'' ai cittadini della Liguria e della Toscana, vittime dell'alluvione, Bersani è entrato subito nel vivo della crisi economica. Per mettere in chiaro che ''non si torna indietro dall'euro, dopo l'euro si va avanti'', ha detto, ''mai come oggi tocca alle forze progressiste alzare la bandiera dell'Europa perché nel ripiegamento, nell'idea che ciascuno si occupa solo di casa sua, vincono le destre e i risultati li abbiamo sotto gli occhi".
Bersani si dice ''indignato'' nel ''vedere il nostro paese sbeffeggiato. Vedere che, all'estero, dell'Italia si ride. Questo non era mai accaduto: e questo non lasceremo che accada mai più". Ma prima di tutto c'è una ''pratica da sbrigare: Berlusconi deve andare a casa. O ci va da solo o ce lo manderemo noi, in Parlamento o alle elezioni".
E nessuno ci spieghi col ''dito alzato che non basta cacciare Berlusconi per risolvere i problemi. Lo dite a noi? A noi? Ma lo sappiamo da prima di voi, che quando se ne andrà non si porterà via i problemi". Ma, secondo Bersani, il ''giorno dopo si potrà finalmente cominciare a lavorare per uscirne, dai problemi. E quando verrà quel momento non racconteremo favole, perché di favole si può morire. Chi vorrà sentire delle favole dovra' rivolgersi altrove. Perché per noi la seconda parola, dopo 'fiducia' sara' 'verità'"
L'Italia riuscirà a uscire dalla crisi. ''Ce la farà. Gli italiani ce la faranno''. E per il Pd dalla crisi se ne può uscire con un solo modo: "con l'equità".
Per il futuro prossimo, il segretario dei democratici dice no ''a ribaltoni o soluzioni di piccolo cabotaggio''. Piuttosto lancia la sfida di una ''legislazione di ricostruzione'' con un ''patto tra moderati e progressisti, per sostenere la riscossa del Paese, per sconfiggere il rischio che viene dalla peggiore destra d'Europa''. Certo, sottolinea Bersani, ''sappiamo che questa proposta è una sfida per tutti: Per il centrosinistra, per le forze di centro e per lo stesso Partito Democratico. Ma guardando il dramma del Paese tutti devono accettarla''.
A San Giovanni anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi, accolto in modo tutt'altro che caloroso dai manifestanti. "Ti rispetteremo il giorno che non andrai ad Arcore", "Tu sei sindaco di Firenze grazie ai voti del Pd", "Guarda che prima o poi tocca anche a te" sono stati alcuni degli epiteti più gentili rivolti al sindaco di Firenze. Lui, però, non si è scomposto. "Ritengo il Pd casa mia come è ovvio che sia - ha replicato - Come dice lo stesso nome noi siamo un partito democratico, questo significa che si possono avere delle idee diverse tra di noi". Renzi rivendica di essere fondatore del Pd e quindi ''ho preso alla lettera il termine 'democratico'. Mi è dispiaciuto che qualcuno abbia detto 'vai via dal Pd'. Questo è tafazzismo, è masochismo cacciare via chi non la pensa come te".
E proprio ai rottamatori, seppur indirettamente, Bersani ha dedicato un passaggio del suo discorso. "Se ci chiamiamo Partito democratico vuol dire che non facciamo il verso al berlusconismo ma l'inverso del berlusconismo. E' perché consideriamo che la comunicazione sta alla politca come la finanza ell'economia: utili entrambe, buone, indispensabili: ma non possono prendere il comando. Rivendichiamo un punto di vista politico".
