Roma, 8 nov. (Adnkronos) - Le dimissioni di Silvio Berlusconi ci sono e adesso bisogna fare in fretta. La parola d'ordine per le opposizioni è 'accelerare'. Nessun ostruzionismo alle misure del ddl Stabilità. . E' ''una svolta''. Adesso, considerando la grave situazione italiana bisogna ''aprire una nuova fase'', dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. ''Considerando la delicatissima situazione economica e finanziaria, è urgente che le dimissioni del presidente del Consiglio consentano di aprire una nuova fase. Ci riserviamo un esame rigoroso del contenuto dell'annunciato maxiemendamento alla legge di stabilità per verificare le condizioni che ne permettano, anche in caso di una nostra contrarietà, una rapida approvazione'', conclude. L'annuncio delle dimissioni di Berlusconi non era affatto dato per scontato delle opposizioni che stavano già sul piede di guerra e pronte a presentare la mozione di sfiducia. Poi il colloquio al Colle e la presa d'atto del Cavaliere. "A questo punto Bossi deve aver staccato la spina. Bisogna vedere le carte e accelerare le misure", osserva Roberto Rao dell'Udc su twitter. E dopo? Per il leader centrista Pier Ferdinando Casini continua a premere sul governo di unità nazionale: "L'esito dell'incontro tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio dimostra che una via d'uscita dalla terribile crisi in cui versa l'Italia è possibile. La legge di stabilità può essere approvata rapidamente e sono convinto che il presidente Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria dell'Italia non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale". Fare presto, dice anche il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino. "Alla luce del comunicato del presidente della Repubblica i gruppi parlamentari hanno il dovere di favorire una rapidissima approvazione della legge di stabilità, pur nella permanenza delle diverse posizioni" e poi dalla consultazioni "auspichiamo emerga la volontà di dar vita a un governo di ricostruzione nazionale sostenuto da un'ampia maggioranza parlamentare". Dalle dichiarazioni a favore di un governo di unità nazionale si distingue, oggi, solo Antonio Di Pietro che torna al cavallo di battaglia degli ultimi mesi ovvero il voto anticipato. Il Terzo Polo resta infatti per le larghe intese e pure il Pd come ha detto Bersani in aula chiedendo le dimissioni del Cavaliere subito dopo la batosta dei soli 308 voti per il centrodestra. Berlusconi si dimetta e "noi faremo la nostra parte per il Paese". Tuttavia, lo scetticismo verso la soluzione di unità nazionale è prevalente. In molti scommettono sul voto anticipato. Per Di Pietro è l'opzione preferibile. Per il leader dell'Idv l'ostacolo principale a un governo di larghe intese sarebbe quello di trovare un accordo tra tutti sulle cose da fare. "I numeri magari quelli arrivano,ma dopo che si fa? Noi dell'Italia dei Valori diciamo che sì vanno date risposte alle richieste dell'Ue ma diciamo no alla macelleria sociale".