Il Cairo, 21 nov. - (Adnkronos/Aki) - Sono scese in piazza, accanto agli uomini, per chiedere al Consiglio supremo delle Forze Armate di lasciare il potere in mano ai civili. Sono le donne di piazza Tahrir, alcune con il capo velato come vuole l'Islam, altre a capo scoperto, tutte unite dalla volonta' di far sentire la loro voce contro un potere militare che processa i civili e mantiene lo stato d'emergenza. Cosi' come fu durante la Rivoluzione del 25 gennaio, che porto' alle dimissioni dell'allora presidente Hosni Mubarak l'11 febbraio, le donne sono scese in prima linea, sfidando gas lacrimogeni con fazzoletti imbevuti d'aceto a fianco dei loro compagni. Altre erano presenti in strada con telecamere e telefonini cellulari per riprendere la repressione della manifestazione messa in campo dalle forze dell'ordine. Una giovane donna medico, che chiede di restare anonima, ha detto al giornale Youm 7 di essere scesa in strada per prestare opera di volontariato nella clina vicina a piazza Tahrir, epicentro della rivolta di questi mesi. Pur non dicendosi d'accordo con la manifestazione di venerdi', dice di aver scelto di intervenire quando sabato la situazione e' diventata violenta. ''Tutta questa violenza non ha scusanti'', ha detto a Youm7 davanti alla clinica. Julia Foley e' invece una studentessa americana al Cairo da due anni e mezzo. A Youm7, la Foley ha detto di non aver paura a essere vicino agli scontri, ma che ''sto cercando di fare qualcosa per rendermi utile. Mi sentivo male a restare seduta nel mio appartamento''.