Torino, 22 nov. (Adnkronos) - All'indomani della nota del Lingotto che comunica a decisione di Fiat di disdettare i contratti nazionali, dal primo di gennaio, resta altissima la tensione tra le parti sociali. "Fiat non ha intenzione di ridurre la forza lavoro negli stabilimenti italiani dell'auto", fa sapere oggi l'ad del Lingotto Sergio Marchionne. "Nelle scorse settimane ho pubblicamente confermato che tutti gli stabilimenti dell'auto in Italia, ad eccezione di Termini Imerese, avranno una precisa missione con nuovi prodotti e che non avendo ridotto la nostra forza lavoro nel momento peggiore della crisi, non intendiamo farlo ora che stiamo lavorando alla realizzazione delle condizioni per crescere nel futuro". "Ribadisco -conclude Marchionne- il nostro semplice obiettivo di voler allineare il nostro sistema produttivo italiano agli standard richiesti dalla concorrenza internazionale e di dotarlo degli strumenti per competere con i migliori". A intervenire oggi sulla svolta Fiat è il governo, prima con Corrado Passera, ministro per lo Sviluppo e le Infrastrutture, che sollecitato sulla questione, evita di commentare preferendo parlare della questione Termini Imerese, dove il governo è in campo per trovare una soluzione alla chiusura degli stabilimenti siciliani della Fiat. Termini Imerese ''è una delle gradi questioni aperte. Ce ne siamo occupando'', spiega il ministro, facendo sapere di non voler commentare decisione del gruppo torinese di disdettare gli accordi sindacali esistenti. La disdetta dei contratti da parte di Fiat ''è una questione delicata che va trattata con grande attenzione'', ha affermato subito dopo il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Uno sciopero di due ore da utilizzare per assemblee informative entro il 29 novembre; poi convocazione del comitato centrale per valutare anche l'ipotesi di uno sciopero generale di categoria. Lo annuncia il leader della Fiom Maurizio Landini. Martedì prossimo, infatti, sarà convocato il comitato centrale della Fiom che dovrà esaminare la situazione creata dalla lettera Fiat che potrebbe preludere, per il sindacato ad una catena di disdette da parte di molte altre imprese. Landini annuncia che non è escluso neppure ''uno sciopero generale dell'intera categoria''. Il tentativo di Fiat, infatti, di poter pensare di cancellare la rappresentanza sindacale di Fiom e Cgil è ''gravissimo, inaccettabile e poco realistico'', aggiunge chiamando alla riflessione anche Fim e Uilm. ''Dovrebbero fare una riflessione perché il fatto è grave e non si cancellerà solo il contratto nazionale di lavoro ma si sopprimeranno anche le libertà e i diritti dei lavoratori'', aggiunge Landini, che avverte ancora: ''Fim e Uilm riflettano attentamente perché diventare corresponsabili ad una decisione di uscire dal contratto è uno strappo decisivo nella storia delle relazioni industriali''. Sotto i riflettori della Fiom anche il tentativo Fiat di sostituire il vecchio contratto nazionale dei metalmeccanici con l'accordo separato raggiunto per lo stabilimento di Pomigliano, un accordo che Fiom ''non ha firmato e non firmerà mai'', peggiorativo delle condizioni dei lavoratori. ''E' uno strappo democratico alle libertà sindacali'', accusa ancora Landini, che chiama all'opera anche il nuovo governo che avra' ora la possibilita', concretamente, ''di testare le possibilita' di crescita del Paese''. Perche' ''cancellare le liberta' sindacali e i diritti dei lavoratori e' l'esatto contrario della coesione sociale richiamata dal nuovo esecutivo. Se il nuovo governo ha qualcosa da dire, di diverso da quello vecchio, lo faccia ora perche' il tempo delle ipocrisie e' finito'', conclude Landini.