Il Cairo, 24 nov. - (Adnkronos/Aki) - E' stata un'altra notte di violenza a piazza Tahrir, al Cairo, da venerdì teatro di nuove manifestazioni di protesta contro il Consiglio supremo delle Forze Armate. Nonostante l'offerta della giunta militare di avviare il processo per il trasferimento dei poteri a un'autorità civile, gli scontri sono continuati provocando centinaia di feriti. Non sono bastate le scuse della giunta militare dalla pagina Facebook per i morti delle scorse ore a placare la protesta. Scuse a cui hanno detto no i manifestanti: "Nessuna scusa e nessuna condoglianza'' sarà accettata. Così 65 movimenti e personalità pubbliche presenti a piazza Tahrir hanno risposto al Consiglio supremo delle Forze Armate, che si è scusato per i martiri egiziani (38 morti nel Paese da sabato) e ha espresso le proprie condoglianze ai familiari delle vittime. La giunta militare e il suo governo, hanno proseguito i manifestanti, hanno fallito nella gestione del periodo di transizione. Nel testo si sottolinea anche la necessità della formazione di un governo di salvezza nazionale con piena autorità e che sia in grado di determinare un'agenda per soddisfare le domande della rivoluzione. Da registrarsi sul fronte politico la presa di posizione dei Fratelli Musulmani egiziani: "Non saremo in piazza", fanno sapere. Per la Confraternita la partecipazione diretta alle proteste contro la giunta militare in corso in piazza Tahrir al Cairo rischierebbe di creare una escalation di violenza e vandalismo nel Paese. Lo dichiara lo stesso movimento islamico in un comunicato, nel quale paventa anche il rischio di un golpe contrario ai principi che hanno ispirato la Rivoluzione del 25 gennaio e che hanno portato alla deposizione dell'ex presidente Hosni Mubarak. Dal canto loro gli esponenti del partito al-Nour, di stampo salafita, hanno annunciato che si porranno come scudi umani tra le forze di sicurezza e i manifestanti in piazza Tahrir per chiedere la fine delle violenze. "Siamo pronti a tenere le elezioni, in qualsiasi situazione ci dovessimo trovare", ha affermato il presidente della Commissione elettorale egiziana, Abdel Muazz Ibrahim, nel corso di una conferenza stampa tenuta al Cairo in vista delle elezioni politiche che inizieranno il 28 novembre. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche alcuni ufficiali, in rappresentanza del Consiglio Supremo delle Forze armate, che hanno confermato che le elezioni si terranno nelle date stabilite. "Assicuriamo che entro il prossimo 30 giugno - ha affermato il generale Mukhtar al-Mulla - ci sarà in Egitto un presidente eletto". Intanto trapela la notizia che nella notte tra martedì e mercoledì scorso un gruppo di giovani ha preso d'assalto il carcere di Tora, in Egitto, nel tentativo di liberare il deposto presidente Hosni Mubarak. Secondo quanto riporta il quotidiano egiziano 'al-Wafd' citando fonti della polizia, decine di giovani hanno attaccato il carcere all'una di notte, ma sono stati respinti dalle forze di polizia e dell'esercito presenti a difesa del centro di detenzione. Infine la notizia che la blogger Mona el-Tahawy, che ha doppia cittadinanza americana ed egiziana, è stata rilasciata poco dopo mezzogiorno dalla polizia del Cairo. ''Sono libera'', ha scritto sul suo account su Twitter alle 12 e 29 ora locale. ''Dodici ore con i bastardi del ministero degli Interni e con i militari dell'intelligence insieme'', scrive la donna, arrestata mercoledì. Giornalista freelance che vive a New York, la el-Tahawy scrve per il Washington Post, il New York Times, l'International Herald Tribune e altri giornali. Su Twitter a denuciato di essere stata picchiata dagli uomini che la hanno arrestata. Saranno rilasciati anche i tre cittadini americani arrestati lunedì a piazza Tahrir insieme ad altri manifestanti egiziani. I tre cittadini statunitensi, in Egitto per studiare presso l'Università americana del Cairo, sono stati arrestati con l'accusa di detenzione e lancio di molotov contro le forze di sicurezza. I tre hanno negato le accuse.