Immigrati ottimisti e fiduciosi nonostante la crisi
Roma, 2 dic. (Adnkronos/Ign) - “Ottimismo e fiducia nel futuro, percezione di essere entrati in un circuito di crescita, non facile, nè senza ostacoli, ma progressivo. Un ottimismo che quasi sorprende, data la situazione di crisi economica e sociale che attraversa il nostro Paese, ma anche una predisposizione d'animo comprensibile alla luce dell'investimento che gli immigrati hanno fatto decidendo di lasciare il proprio Paese per venire a cercare fortuna nel nostro”. È il Censis, nel Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2011, a ricordare che da una recente indagine “emerge con chiarezza che per gli immigrati vivere in Italia è una scelta di vita solida e soddisfacente: il 54% ritiene che l'Italia sia uno dei Paesi al mondo in cui si vive meglio e il 72,4% pensa che da qui a dieci anni non lascerà il nostro Paese”.
“La stabilità del progetto migratorio e la volontà di rimanere migliorando progressivamente la propria condizione sono confermate anche dalle previsioni di effettuare investimenti economici importanti, come l'acquisto o la ristrutturazione di una casa, previsti rispettivamente dal 45,8% e dal 16,4% del totale. Lo studio -prosegue il Censis- viene visto dagli immigrati come lo strumento più importante per garantire un percorso di crescita ai giovani: il 98,4% degli immigrati farà studiare i propri figli e solo il 19,9% pensa che si applicheranno il minimo indispensabile (la quota è del 29,5% tra gli italiani), mentre il 75,8% vorrebbe che prendessero una laurea (a fronte del 64,5% degli italiani)”. Il 58,8%, inoltre, pensa che bisogna investire nella formazione per superare la crisi.
In ogni caso, ben il 74,2% dei genitori immigrati (a fronte del 40,6% dei genitori italiani) è convinto che i figli riusciranno a trovare la propria strada e a conquistare condizioni di vita migliori rispetto a quelle da loro vissute. Per i nuovi italiani l'Italia del 2020 sarà sicuramente un Paese più benestante (ne è convinto il 65% degli immigrati) che rappresenterà sempre di più un polo di attrazione per i turisti (79,2%) e si servirà sempre di più di energie alternative (83,8%).
Per il Censis si tratta di “una positiva evoluzione, che potrà avere luogo perché l'Italia in futuro offrirà maggiori spazi di partecipazione agli immigrati, nell'ambito del lavoro dipendente (71,7%) come in quello autonomo (53,2%), ma anche nello sport (74,9%) e, parzialmente, nella politica (45,7%), innescando virtuosi percorsi di mobilità sociale ed economica finora quasi sconosciuti”.
Dei 4,5 milioni di stranieri che vivono in Italia, quelli che lavorano regolarmente sono più di 2 milioni, impiegati prevalentemente nei servizi (59,4%), nell'industria (19,5%), nelle costruzioni (16,7%), in agricoltura (4,3%). Moltissimi sono imprenditori: se dal 2009 al 2011 sono diminuiti gli italiani, gli stranieri sono aumentati del 10,7%. Attualmente i titolari stranieri rappresentano il 10,7% dei piccoli imprenditori (con una presenza significativa sopratutto a Prato sono il 38,9%, a Milano il 20%, a Trieste il 18,6%). Le donne straniere imprenditrici sono oltre 77.000, il 21,8% del totale degli imprenditori stranieri. Naturalmente l'altro settore che assorbe le donne straniere è quello del welfare, dalle babysitter ai collaboratori domestici, alle badanti: nel 2010 circa il 10% delle famiglie italiane ha fatto ricorso a un collaboratore domestico straniero, per un totale di circa 1.550.000 lavoratori..
