Roma, 5 dic. - (Adnkronos) - Il 7 dicembre 1941 la Marina Imperiale Giapponese lanciò un attacco aeronavale contro la base navale statunitense di Pearl Harbor (Baia delle perle), nelle isole Hawaii. Condotto senza una preventiva dichiarazione di guerra, l'attacco spinse gli Usa ad intervenire nella seconda guerra mondiale, cambiandone le sorti con gli Usa che La forza di attacco e quella di scorta si riunirono nella baia di Hittokappu, di fronte all'isola di Iturup, nelle Curili del Sud il 22 novembre 1941 e da li' partirono alle ore 6.00 del 26 novembre 1941 con destinazione Pearl Harbor. Gli obiettivi dell'attacco erano innanzitutto le portaerei americane, considerate dai giapponesi le forze più temibili in probabili interferenze ostili degli Stati Uniti nelle operazioni di conquista giapponese dell'Estremo Oriente (i giapponesi contavano di trovarne da 3 a 6 ancorate a Pearl Harbor) poi le corazzate, quindi i depositi di carburante ed i principali aeroporti dell'arcipelago con i relativi hangar e gli aerei vi erano parcheggiati. L'attacco ebbe inizio alle 7.55 ora locale (ore 18.25 del 7 dicembre secondo il Meridiano di Greenwich). Alle ore 13, rientrati buona parte degli aerei impiegati, la flotta giapponese fece rotta verso casa mentre le acque di Pearl Harbor erano coperte da un velo di fiamme punteggiato da cadaveri dei militari statunitensi: su 96 navi Usa 3 furono distrutte o capovolte in maniera irrimediabile (le corazzate Arizona e Oklahoma, la corazzata bersaglio Utah), 6 affondate, rovesciate o arenate seppur recuperabili (le corazzate California, West Virginia, Nevada, il posamine Oglala, i cacciatorpediniere Cassin e Shaw), 7 gravemente danneggiate (la corazzata Pennsylvania, la nave officina Vestal, la nave appoggio idrovolanti Curtiss', gli incrociatori Raleigh, Helena e Honolulu e il cacciatorpediniere Downes), 2 mediamente danneggiate (le corazzate Tennessee e Maryland) e 4 danneggiate lievemente (3 incrociatori e il cacciatorpediniere Helm). Sui campi d'aviazione di Oahu furono distrutti 188 aerei americani e altri 159 danneggiati; le perdite umane ammontarono a 2.403 morti americani (2.008 della Marina, 109 dei Marines, 218 dell'Esercito, 68 civili) e 1.178 feriti. Nonostante questi numeri i giapponesi mancarono pero' i bersagli piu' importanti: le tre portaerei americane, Enterprise, Lexington e Saratoga, obiettivo primario dell'azione giapponese, non erano in porto al momento dell'attacco e proprio quelle tre portaerei furono poi impiegate dagli Usa nella guerra del Pacifico contro il Giappone. Secondo i calcoli di Tokyo i giapponesi persero 29 aerei, tra cui 9 caccia, 15 bombardieri e 5 aerosiluranti, un grande sommergibile e tutti e cinque i sommergibili tascabili. I morti da parte nipponica furono 64 di cui 55 aviatori. Non si seppe mai quanti fossero stati i marinai a bordo del grande sommergibile affondato. Poche ore dopo l'inizio dell'attacco l'imperatore del Giappone proclamò lo stato di Guerra con Gli Stati Uniti. Il giorno successivo, l'8 dicembre del 1941 il Congresso degli Stati Uniti dichiarò guerra al Giappone, con un solo voto contrario. Il parziale disastro di Pearl Harbor innescò una teoria cospiratoria molto simile a quella sarebbe poi cresciuta sugli attentati dell'11 settembre 2001, ovvero che alle spalle dell'attacco vi fosse una regia statunitense: teoria efficacemente riassunta, ma non condivisa, nel suo "Storia militare della Seconda guerra mondiale" (1970), dallo storico e militare britannico Sir Basil Henry Liddell Hart (Parigi, 31 ottobre 1895 - Londra, 29 gennaio 1970) quando scrive che "il colpo di Pearl Harbor nel 1941 costituì un tale shock da suscitare non solo quasi unanimi critiche verso le autorità capeggiate dal presidente Roosevelt, ma anche il profondo sospetto che il disastro fosse da attribuire a fattori più gravi della cecità e della confusione". "In realtà -osserva Liddell Hart- anche se da tempo il presidente Roosevelt sperava e cercava di trovare un modo per far scendere in guerra l'America contro Hitler, quanto si sa con certezza della presunzione e degli errori di calcolo degli alti esponenti dell'esercito e della marina è sufficiente a ridimensionare le tesi di quegli storici americani 'revisionisti' i quali sostengono, sulla base di prove scarse e tutt'altro che convincenti, che Roosevelt escogitò e preparò il disastro di Pearl Harbor per spingere il Paese ad entrare in guerra".