Bce taglia tassi.
Roma, 8 dic. - (Adnkronos) - Tutto come previsto (o quasi), ma i mercati non sembrano gradire, aspettando le decisioni 'finali' che arriveranno da Bruxelles. La riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha prodotto il taglio dei tassi che ci si aspettava (-0,25% per tutti gli indicatori, con quello principale sulle operazioni di rifinanziamento che scende al minimo storico dell'1%) ma anche alcune misure non convenzionali che - nel giorno dell'annuncio dei nuovi stress test dell'Eba - puntano a rassicurare le banche sulla fornitura di liquidità illimitata. Ma non deve essere stata una riunione facile, a giudicare dalla netta risposta del presidente dell'Eurotower, Mario Draghi: a una precisa domanda ha riconosciuto come sul nuovo taglio dei tassi nel Consiglio direttivo della Bce "ci sono state opinioni divergenti, non sulla sostanza ma sulla scelta di tempo: non è stata una scelta unanime ma a maggioranza". Ed è facile che dalla Germania siano arrivate le resistenze più forti, compensate in parte dalla scelta di allontanare ogni ipotesi (anche mediante il Fondo monetario internazionale) di prestiti ai paesi in crisi dell'Eurozona. Scelta che Draghi ha vigorosamente difeso in conferenza stampa, rifacendosi - proprio come fa Berlino - ai testi fondamentali della Bce.
"Non vogliamo aggirare gli articoli 1, 2 e 3" del trattato fondatore della Bce, articoli - ha ricordato - "che impediscono" interventi come i prestiti all'Fmi, affinché quest'ultimo li rigiri ai paesi dell'Eurozona: tanto più che la Banca centrale - a differenza dei singoli paesi - non è memebro del Fondo. Draghi ha poi sottolineato che "ogni banca centrale ha i suoi compiti istituzionali". "Noi operiamo nel limite del trattato", ha ricordato, laddove "il mandato della Fed e della Banca d'Inghilterra" è differente, con diversi strumenti di politica monetaria. "Sono abbastanza vecchio per ricordare che quando fu scritto le banche centrali di alcuni paesi stavano finanziando la spesa dei loro governi", ha affermato Draghi. "Ecco perché questo trattato - ha aggiunto - incorpora la migliore tradizione della Bundesbank".
E quello che la Bce può fare è, invece, intervenire sulla liquidità del mercato, così da non spezzare il flusso del credito. Draghi non ha escluso nuovi (anche se improbabili) interventi sui tassi: "Non forniamo impegni preventivi in merito" ha spiegato, ma al tempo stesso ha annunciato che il Consiglio "ha deciso misure non standard per assicurare e potenziare l'accesso delle banche alla liquidità". Gli interventi non convenzionali decisi dalla Bce sono di diverso tipo. Il primo è il lancio di due operazioni di rifinanziamento a tre anni, di cui la prima sarà realizzata il 21 dicembre prossimo e sostituirà una simile iniziativa dello scorso 6 ottobre. Inoltre l'Eurotower ha abbassato la soglia di rating necessaria per alcuni collaterali: in futuro quindi la Bce accetterà come garanzie sui prestiti anche strumenti finanziari con giudizio A. Infine la Bce ha anche deciso di abbassare all'1 % l'obbligo delle riserve (il rapporto era del 2%).
Ma alla mano tesa offerta alle banche Draghi ha affiancato un esplicito rimprovero. "Nonostante la significativa liquidità iniettata dalla Bce" agli istituti bancari il risultato - ha ammesso il presidente della Bce - è che parte di questo denaro "viene ridepositato presso la Bce". La scelta delle banche - ha aggiunto - "può essere spiegata da pressioni sui finanziamenti o per aumentare i livelli di capitale" ma quanto al taglio dei tassi, "ci aspettiamo che questo calo sia trasferito" alla clientela. D'altronde, la situazione è sempre più difficile: nel documento finale post-riunione - letto da Draghi - si sottolinea come nel quarto trimestre del 2011 l'andamento del Pil nell'Eurozona appaia più debole. Il presidente della Bce ha annunciato una 'significativa' revisione al ribasso delle stime di crescita che vedono per il 2011 un aumento reale del Pil fra l'1,5% e l'1,7%, ma soprattutto fra -0.4% e 1.0% nel 2012 e fra 0,3% e 2,3% in 2013. Poche sorprese invece dall'inflazione che dovrebbe scendere sotto il 2% nel corso del 2012.
Una novità annunciata all'ultimo momento è che la Bce è "pronta ad agire per conto dell'Efsf nelle sue operazioni sui mercati dei bond, in risposta a una richiesta dello stesso" fondo salva-stati. Ma, ha precisato Draghi, tale intervento "non coinvolge il bilancio della banca centrale". Ma il nodo di fondo - è l'implicita conclusione di Draghi - resta quello delle scelte politiche. L'Eurotower, ricorda Draghi "ha il ruolo di guardiano della stabilità", ma le decisioni sulla sopravvivenza dell'euro (anche se ha definito "imprudente creare piani di emergenza per emergenze che probabilmente non si avvereranno" mai) spettano ad altri. Quello che si sta sviluppando in vista del summit europeo di oggi e domani "è un processo soprattutto politico", ha sottolineato Draghi, per il quale "si sta ridisegnando l'accordo fiscale per riportare fiducia nell'Eurozona". E' una evoluzione alla quale, spiega, come Bce "abbiamo collaborato, ma in cui la decisione finale spetta ai leader che portano la responsabilità politica".
Infine, non poteva mancare un riferimento all'Italia: la manovra annunciata dal governo Monti è uno "sviluppo incoraggiante", ha detto Draghi, un intervento "importante che aumenta la fiducia". Tuttavia, ha ricordato il presidente della Bce, "serviranno ulteriori misure" di bilancio e comunque "la chiave è nell'applicazione" delle misure, visto che "il processo legislativo e di implementazione è ancora in corso". Un buon primo passo, insomma, ma la strada, per l'Italia, è ancora lunga.
