Washington, 14 dic. (Adnkronos) - E' dedicata a coloro che protestano la copertina dell'uomo dell'anno' 2011 della rivista 'Time'. Si parte dalla Tunisia e dalla Primavera araba, fino ad arrivare ai movimenti di protesta occidentali di 'Occupy' e alle manifestazioni scoppiate in Russia all'indomani delle elezioni. Il 2011 e' stato diverso dal 1989 e dal 1968 in quanto, riporta la rivista, i movimenti dell'anno che sta per finire sono stati "piu' straordinari, piu' globali e piu' drastici". Nel ripercorrere la cronologia dei grandi movimenti, il 'Time' arriva fino al 1848, quando una protesta di tre giorni per le strade di Parigi trasformo' una monarchia in una repubblica, e provoco' un effetto domino di proteste a Berlino, Monaco, Vienna, Milano, Venzia e altre citta' europee. Nonostante le dovute differenze, 'Time' sottolinea i punti di convergenza delle proteste che hanno avuto luogo nel 2011. Ovunque le manifestazioni"sono sproporzionalmente giovani, borghesi ed istruite. Quasi tutte le proteste di quest anno sono nate spontaneamente" sottolinea il giornale. "In tutto il mondo, le proteste del 2011 hanno condiviso la consapevolezza della corruzione e della disfunzione del sistema politico ed economico - finte democrazie che giocano a favore dei ricchi e dei potenti, per impedire ogni cambiamento significativo". "Due decenni dopo il crollo finale del comunismo, loro (i manifestanti, ndr) pensano di stare vivendo il fallimento dell'ostinato e gigantesco ipercapitalismo e chiedono una terza via, un nuovo contratto sociale", continua il 'Time'. Il giornale sottolinea il ruolo fondamentale che hanno avuto i social network ed Internet, che hanno dato ai manifestanti la possibilita' di incontrarsi e di condividere le proprie idee. La rivista aveva dato risalto alla 'rivoluzione' informatica non solo con la copertina del 1982, dedicata al computer, ma anche l'anno scorso, quando 'Time' nomino' 'uomo dell'anno' Mark Zuckerberg, il giovane creatore di Facebook. Nel 2009 il riconoscimento era andato a Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, e nel 2008 al presidente americano Barack Obama.