Da 'Berretti verdi' alla pax con i 'rossi', i 60 anni di Gianfranco Fini
Roma, 1 gen. (Adnkronos/Ign) - Da John Wayne a Monti e Bersani, dai berretti verdi all'alleanza, temporanea, con il premier bocconiano e il leader del Pd per salvare l'Italia dalla morsa della crisi economico-finanziaria che ha travolto l'Europa. Gianfranco Fini compie martedì prossimo 60 anni, da 44 anni in politica, cominciando dalla destra sociale per finire nel bipolarismo, accanto al centrosinistra, almeno in questa fase politica. Berretti verdi è il film interpretato da John Wayne. Era il 1968, anno caldo della contestazione giovanile in Italia, e a soli sedici anni Fini si trova suo malgrado coinvolto in alcuni scontri davanti ad un cinema dove un gruppo di militanti di sinistra stava contestando la proiezione della pellicola favorevole alla guerra in Vietnam. E' quell'episodio, come avrebbe raccontato anni dopo lo stesso Fini, a spingerlo verso la destra politica. Fini si iscrive alla Giovane Italia, l'associazione studentesca collegata al Msi. Il duello destra-sinistra, del resto, Fini lo ha avuto in casa fin da bambino: il nonno paterno, Alfredo, era un militante comunista, mentre quello materno, Antono Marani, aveva partecipato alla marcia su Roma, con Italo Balbo. Il papà di Gianfranco, Argenio, era stato volontario della Repubblica Sociale italiana. La storia politica di Fini, dunque, muove i primi passi da destra. All'inizio degli anni Settanta si trasferisce con la famiglia a Roma e nel 1974 entra nella direzione nazionale del Fronte della Gioventù, diventandone segretario tre anni dopo. E' giornalista al Secolo d'Italia, storico quotidiano del Msi che oggi è del Pdl. Nel 1983 viene eletto per la prima volta alla Camera. Rieletto nel 1987, nello stesso anno alla festa del partito a Mirabello, Almirante lo candida pubblicamente come suo successore alla guida del partito. Nel congresso di Sorrento del 1987 Fini diventa segretario del partito, battendo Pino Rauti, che però si prende la rivincita nel 1990. Nel 1991 Fini torna alla guida del Msi. Nel 1993 Fini si candida a sindaco di Roma, arrivando al ballottaggio contro Francesco Rutelli. Per la prima volta un esponente del Msi riceve un largo supporto. Silvio Berlusconi, non ancora attivo protagonista della politica italiana, lo sostiene: "Se votassi a Roma, la mia preferenza andrebbe a Fini". Dopo la vittoria alle politiche del 1994, anche se Fini non farà personalmente parte del governo Berlusconi, per la prima volta nella storia della Repubblica l'esecutivo conterà quattro ministri appartenenti al suo partito. La svolta nel congresso di Fiuggi nel 1995 segna una radicale trasformazione del Msi. Fini diventa presidente di Alleanza nazionale. Ormai 'veterano' della Camera, dal 2001 al 2006 Fini e' vicepresidente del Consiglio con Berlusconi. Nel 2004 sostituisce Franco Frattini alla Farnesina. Al suo nome, accanto a quello di Umberto Bossi, è legata la legge sull'immigrazione che modifica la Turco-Napolitano. In realtà, il rapporto tra Fini e Bossi non è mai stato ottimale: troppo distanti le due forze politiche, soprattutto sull'unità e l'indivisibilità dell'Italia, concetti irrinunciabili per l'Msi prima e An dopo, e messi invece spesso in discussione dalle pulsioni secessioniste del Carroccio. Gradualmente, ma inesorabilmente, Fini si discosta dalle sue radici missine: nell'estate del 2006 annuncia l'eliminazione della fiamma e della scritta Msi dal simbolo di An. Radicale anche la svolta su Mussolini, definito nel 1992 'il più grande statista del secolo' e messo in un angolo (il fascismo diventa 'il male assoluto') nel 2003, quando, dopo una lunga ed accurata preparazione, Fini va in visita in veste ufficiale in Israele, denunciando gli errori del fascismo e la tragedia dell'Olocausto. Nel gennaio del 2007, Berlusconi indica proprio Fini come suo eventuale successore nel caso in cui Forza Italia e An si fossero saldate in un'unica formazione politica. Le cose, come è noto, andranno in senso diametralmente opposto dopo la nascita del Pdl, cui An aderisce, ma che mette presto a nudo frizioni insanabili tra Fini, nel frattempo eletto presidente della Camera, e Berlusconi. Fino alla separazione, traumatica, nel 2010, e la nascita, l'anno successivo, di Futuro e libertà. La rottura con il Cavaliere non è più recuperabile e Fini sposa la causa di un centro moderato diverso dal Pdl e che oggi si identifica con il Terzo Polo, dalle grandi potenzialità, secondo il presidente della Camera, in vista del voto dopo l'esperienza del governo Monti.
