Roma, 7 gen. (Adnkronos/Ign) - In occasione del 34esimo anniversario della strage di Acca Larenzia, nella quale furono uccisi tre attivisti del Fronte della Gioventu', una nuova targa e' stata apposta nella ex sede dell'Msi in via Acca Larentia, al Tuscolano a Roma. Secondo la nuova targa, a firma "i camerati", Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni furono "assassinati dall'odio comunista e dei servi dello Stato". "Da un po' di tempo si sono messe lapidi e sono state intitolate vie che non ci sono piaciute e che non raccontano la verita'", afferma Carlo Giannotta, responsabile della sede Acca Larentia, spiegando cosa ha spinto i militanti a cambiare la targa. "Gianfranco Fini e i suoi all'epoca affissero la vecchia targa che parlava di Franco, Francesco e Stefano caduti per la liberta' e per un'Italia migliore - commenta Giannotta - Promessa poi non rispettata". Tensione per una manifestazione prevista in serata per la commemorazione della strage. "Mi auguro che le celebrazioni di oggi si svolgano nel modo piu' composto possibile - sottolinea il sindaco di Roma Gianni Alemanno- tutti coloro che vogliono ricordare i tre ragazzi uccisi lo facciano in modo sereno per non rinfocolare nuovo odio. Ci vuole compostezza e grande commozione e non ci dobbiamo dimenticare che le persone morte negli anni di piombo, sia di destra che di sinistra, siano un monito per non ripercorrere la strada della contrapposizione violenta". Per Alemanno, "quella di Acca Larentia e' stata una strage terribile degli anni '70, uno dei momenti piu' tragici della nostra citta' e tra l'altro e' stata anche una strage che ha determinato un salto di livello nella violenza politica e nell'odio contrapposto di quegli anni". Anche per Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, la Capitale "deve rendere omaggio ai ragazzi assassinati ad Acca Larentia cosi come a tutte le altre vittime di destra e di sinistra stroncate da una idea esasperata del conflitto politico. Dobbiamo con forza e coraggio tenere viva la memoria perche' quello che e' accaduto non possa piu' succedere". "Mai piu' il terreno del dialogo, del confronto civile e del conflitto politico devono lasciare il posto alla violenza e alla sopraffazione dell'avversario - prosegue - Un delitto che deve essere presente nella memoria collettiva di tutta la citta' e non di una sola parte, una lezione per il nostro presente, per stroncare sul nascere ogni cedimento verso la degenerazione del confronto politico in qualcosa di drammatico che abbiamo gia' vissuto e che non smetteremo mai di contrastare con la forza delle idee e della democrazia. Solo cosi potremo fissare il ricordo della coscienza pubblica di quelle morti, come presupposto di una memoria condivisa".