Citta' del Vaticano, 9 gen. (Adnkronos/Ign) - ''Il momento attuale e' segnato purtroppo da un profondo malessere e le diverse crisi: economiche, politiche e sociali, ne sono una drammatica espressione''. E' questo uno dei passaggi iniziali del discorso tenuto dal Papa di fronte al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. ''A tale proposito - ha aggiunto stamane il Papa che ha parlato in francese di fronte agli ambasciatori di tutto il mondo - non posso non menzionare, anzitutto, gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale''. ''Questa - ha aggiunto - non ha colpito soltanto le famiglie e le imprese dei Paesi economicamente piu' avanzati, dove ha avuto origine, creando una situazione in cui molti, soprattutto tra i giovani, si sono sentiti disorientati e frustrati nelle loro aspirazioni ad un avvenire sereno, ma ha inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo''. ''Non dobbiamo scoraggiarci - ha proseguito il Pontefice - ma riprogettare risolutamente il nostro cammino, con nuove forme di impegno. La crisi puo' e deve essere uno sprone a riflettere sull'esistenza umana e sull'importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica: non soltanto per cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilita' di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacita' a beneficio dell'intera comunita'''. Nel discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il Pontefice ha affrontato le questioni estere più impellenti, a partire dalla Siria e dalla Primavera araba. ''Sento una grande preoccupazione per le popolazioni dei Paesi in cui si susseguono tensioni e violenze, in particolare la Siria, dove auspico una rapida fine degli spargimenti di sangue e l'inizio di un dialogo fruttuoso tra gli attori politici, favorito dalla presenza di osservatori indipendenti''. Particolarmente significativo il richiamo alla presenza di osservatori indipendenti mentre e' in corso la missione di quelli inviati nel Paese dalla Lega araba per impedire che proseguano le violenze contro la popolazione civile. Per il Pontefice ''è difficile attualmente tracciare un bilancio definitivo" della Primavera araba che ha coinvolto diversi Paesi dell'area mediorientale "e comprenderne appieno le conseguenze per gli equilibri della Regione''. ''L'ottimismo iniziale - ha aggiunto - ha tuttavia ceduto il passo al riconoscimento delle difficolta' di questo momento di transizione e di cambiamento, e mi sembra evidente che la via adeguata per continuare il cammino intrapreso passa attraverso il riconoscimento della dignita' inalienabile di ogni persona umana e dei suoi diritti fondamentali''. ''Il rispetto della persona - ha detto ancora il Papa - dev'essere al centro delle istituzioni e delle leggi, deve condurre alla fine di ogni violenza e prevenire il rischio che la doverosa attenzione alle richieste dei cittadini e la necessaria solidarieta' sociale si trasformino in semplici strumenti per conservare o conquistare il potere''. ''Invito la Comunita' internazionale - ha detto ancora Benedetto XVI - a dialogare con gli attori dei processi in atto, nel rispetto dei popoli e nella consapevolezza che la costruzione di societa' stabili e riconciliate, aliene da ogni ingiusta discriminazione, in particolare di ordine religioso, costituisce un orizzonte piu' vasto e piu' lontano di quello delle scadenze elettorali''. Un pensiero speciale, poi, va sempre alla questione mediorientale. "In Terra Santa, dove le tensioni tra Palestinesi e Israeliani hanno ripercussioni sugli equilibri di tutto il Medio Oriente, bisogna che i responsabili di questi due popoli adottino decisioni coraggiose e lungimiranti in favore della pace''. ''Ho appreso con piacere che, in seguito ad un'iniziativa del Regno di Giordania - ha aggiunto - il dialogo e' ripreso; auspico che esso prosegua affinche' si giunga ad una pace duratura, che garantisca il diritto di quei due popoli a vivere in sicurezza in Stati sovrani e all'interno di frontiere sicure e internazionalmente riconosciute''. ''La Comunita' internazionale, da parte sua - ha detto il Papa - deve stimolare la propria creativita' e le iniziative di promozione di questo processo di pace, nel rispetto dei diritti di ogni parte''. Quindi il pensiero del Pontefice e' andato alla situazione irachena: ''Seguo anche con grande attenzione gli sviluppi in Iraq, deplorando gli attentati che hanno causato ancora recentemente la perdita di numerose vite umane, e incoraggio le sue autorita' a proseguire con fermezza sulla via di una piena riconciliazione nazionale''. Quanto all'Italia, il papa auspica che il nostro Paese continui a promuovere un rapporto equilibrato fra Chiesa e Stato e in tal modo possa essere da esempio anche per altri Paesi. ''All'Italia -ha detto il Pontefice- desidero rivolgere un particolare pensiero, al termine del 150° anniversario della sua unificazione politica''. ''Le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano -ha aggiunto Papa Ratzinger- hanno attraversato momenti difficili dopo l'unificazione. Nel tempo, pero', hanno prevalso la concordia e la reciproca volonta' di cooperare, ciascuno nel proprio ambito, per favorire il bene comune''. ''Auspico -ha quindi affermato Benedetto XVI- che l'Italia continui a promuovere un rapporto equilibrato fra la Chiesa e lo Stato, costituendo cosi' un esempio, al quale le altre Nazioni possano riferirsi con rispetto e interesse''. Ratzinger ha espresso infine soddisfazione per la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che ha ammesso la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. Il Papa ha voluto ''menzionare'' anche ''i segnali incoraggianti nel campo della liberta' religiosa. Mi riferisco alla modifica legislativa grazie alla quale la personalita' giuridica pubblica delle minoranze religiose e' stata riconosciuta in Georgia; penso anche alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in favore della presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche italiane''.