Roma, 9 gen. (Adnkronos) - Hanno il badge necessario per l'ingresso in Parlamento con la scritta 'Ospite' e ospiti sono, di deputati o senatori, che ne ascoltano tra una seduta e l'altra le sollecitazioni e le 'doleance' relative a questo o quel provvedimento. Energia, telecomunicazioni e comunicazioni, televisione sotto il profilo aziendale, notai, farmacisti, tassisti, commercialisti e altre professioni: questi i principali gruppi e interessi rappresentati dai lobbisti di casa nostra, quelli che quasi ogni giorno stazionano tra le commissioni di Montecitorio e di Palazzo Madama. Donne e uomini, che si sono guadagnati sul campo l'appellativo di 'sottobraccisti', con riferimento al gesto di prendere sottobraccio questo o quel parlamentare per parlargli del proprio gruppo e che a pochi giorni dalla presentazione del pacchetto sulle liberalizzazioni annunciato per il 20 gennaio sono entrati in fibrillazione. Sono tanti, tantissimi gli enti, le società, le multinazionali o i gruppi di interesse che operano a stretto contatto con le istituzioni: al di là degli uomini e donne che lavorano 'sul campo', sono rappresentati a più alto livello dai responsabili delle Attività istituzionali o degli Ordini professionali sempre con l'obiettivo di illustrare i pro e contro di un dato provvedimento negli ambienti parlamentari in cui le decisioni sono assunte. Poi ci sono i professionisti (non molti per la verità) che rappresentano i vari gruppi o settore di interesse: Nomos, Reti di Claudio Velardi, Open Gate Italia le società di 'lobbying e public affairs' più conosciute. Sostengono aziende ed organizzazioni rappresentando ''i loro interessi in maniera esplicita e trasparente presso decision maker, media e istituzioni ad ogni livello'', come si legge nel sito di Open Gate. Alla vigilia di quella che si annuncia come una spallata al sistema delle corporazioni i portatori delle lobby sono entrati in fibrillazione. E si dispongono a sensibilizzare i parlamentari piu' attenti alla propria categoria. Alcuni di essi sono gia' arrivati agli onori delle cronache: e' il caso dei farmacisti eletti in Parlamento all'ultima legislatura citati in una lettera firmata dopo le ultime elezioni politiche dall'allora presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti, Giacomo Leopardi e indirizzata a tutti i presidenti degli ordini dei farmacisti: in essa si citano i 4 parlamentari farmacisti eletti e in particolare si rileva che al Senato è stato eletto Luigi D'Ambrosio Lettieri (Pdl), presidente dell'Ordine dei farmacisti della provincia di Bari e componente del Comitato centrale della federazione. D'Ambrosio Lettieri è peraltro il primo firmatario della lettera aperta di 73 parlamentari di Pdl, Io Sud e Terzo Polo in cui si chiede al premier Mario Monti di ripensare la liberalizzazione dei farmaci di fascia C a parafarmacie e corner all'interno dei supermercati. Le altre professioni sono comunque ben rappresentate in Parlamento, tra i cui scranni siedono 133 avvocati, 53 medici, 23 commercialisti, 13 architetti, 20 ingegneri, 4 farmacisti e 4 notai. Nessun tassista alle Camere, invece, ma molti difensori delle ragioni della categoria assolutamente contraria al provvedimento che di fatto porterebbe al rilascio di nuove licenze da parte dei Comuni. Non pochi i deputati sensibili alla protesta delle auto bianche: come il deputato Pdl Marco Marsilio che è considerato il 'padre' dell'emendamento che nella manovra del Governo Monti ha portato allo stop alle liberalizzazioni.