Damasco, 11 gen. - (Adnkronos/Aki) - E' Gilles Jacquier, esperto reporter di guerra, il giornalista francese di 'France 2' ucciso oggi a Homs, in Siria, a causa di un attentato sferrato durante un comizio di sostenitori del presidente siriano Bashar al-Assad. Con lui è rimasto ferito il cameraman olandese Christophe Kenck, mentre testimoni oculari riferiscono che il bilancio dell'attentato è di otto morti e venticinque feriti. I reporter facevano parte di una delegazione di cronisti, portati in visita dalle autorità di Damasco in città e sono rimasti vittime del lancio di un razzo Rpg. Insignito da diversi riconoscimenti professionali, tra cui il premio Ilaria Alpi nel 2011 per un reportage sulla Rivoluzione in Tunisia, negli ultimi dieci anni Jacquier aveva coperto con i suoi reportage le situazioni di conflitto in Afghanistan, Iraq, Israele, Algeria e Haiti. Si tratta del primo giornalista occidentale morto in Siria dall'inizio delle rivolte civili nel marzo scorso. Nel 2003 aveva ricevuto il Premio Albert-Londres e nel 2009 il Premio Jean-Louis Calderon per un reportage sull'Afghanistan. "Il giornalista, ucciso oggi a Homs è stato colpito da un razzo Rpg lanciato verso il luogo nel quale si trovava insieme ad altri suoi colleghi stranieri - rivela ad AKI ADNKRONOS INTERNATIONAL l'attivista siriano Rami Abdel Rahman -. L'incidente è avvenuto nel quartiere di al-Karrama. Il giornalista belga partecipava a una visita organizzata dalle autorità siriane". L'attivista punta quindi il dito contro il regime, affermando "che non protegge i giornalisti e che ha interesse a che fatti del genere accadano affinché si accusi il terrorismo". Immediata la reazione della Francia, che per voce del presidente Nicolas Sarkozy e del ministro degli Esteri Alain Juppè ha condannato oggi l'uccisione di Jacquier e chiesto alle autorità di Damasco di chiarire le circostanze della sua morte. "Condanniamo vigorosamente questo atto odioso", ha affermato Juppè, chiedendo alle autorità siriane di assicurare che sia "fatta piena luce" sulle circostanze della sua morte. Il capo della diplomazia francese ha anche chiesto a Damasco di assicurare la sicurezza dei giornalisti stranieri sul suolo siriano e di proteggere la libertà d'informazione. Il presidente siriano Bashar al-Assad è comparso oggi in piazza a Damasco davanti a una folla di suoi sostenitori. Parlando sul palco nel corso di una manifestazione, a cui hanno preso parte migliaia di persone nella piazza degli Omayyadi per sostenere il suo regime, il capo di stato siriano ha affermato di "aver deciso di essere con voi oggi per poter respingere tutti insieme gli attacchi dei nostri nemici". Ha poi aggiunto che "questa sarà l'ultima fase dell'attacco che stiamo subendo". Ieri Assad aveva parlato per un'ora e 40 minuti in diretta televisiva, accusando i 'gruppi di terroristi' di essere responsabili della mancanza di sicurezza nel Paese e si era detto pronto a creare un governo con l'opposizione. Intanto oggi si registra la prima defezione per la missione di osservatori della Lega Araba in Siria. Un osservatore algerino si è infatti ritirato affermando di essersi ritrovato a ''servire il regime''. La missione degli osservatori della Lega Araba in Siria e' iniziata il 26 dicembre scorso. Da allora, secondo l'Onu, sono state uccise 400 persone. La missione conta circa 165 osservatori, incaricati di verificare che Damasco attui il piano di pace arabo per porre fine a dieci mesi di spargimenti di sangue. Stando a dati Onu, da meta' marzo, quando sono iniziate le proteste contro il presidente Bashar al-Assad, oltre cinquemila persone sono morte in Siria.