Cosentino, Bossi: lascio libertà di coscienza, nelle carte non c'è nulla
Roma, 11 gen. (Adnkronos/Ign) - "Penso che lascerò libertà di coscienza. Nelle carte non c'è nulla". Lo ha detto all'Adnkronos il leader della Lega Umberto Bossi lasciando il gruppo del Carroccio a Montecitorio, a proposito del voto domani in Aula sulla richiesta di arresto del deputato e coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino.
"Quando si tratta di arresti, bisogna stare tranquilli" ha aggiunto il Senatur.
Cosentino è arrivato a palazzo Grazioli poco prima delle 21 per un incontro con Silvio Berlusconi.
Berlusconi è determinato a salvare l'ex sottosegretario per evitare un nuovo caso Papa e avrebbe chiesto ai vertici di via dell'Umiltà di tenere sempre aperto un canale di comunicazione con via Bellerio. Oltre che sondare eventuali indecisi tra i centristi. C'è un clima da caccia alle streghe, prevalga una scelta di coscienza, sarebbe stato il ragionamento dell'ex premier con i suoi.
"Domani l'Italia dei Valori chiederà il voto palese" ha annunciato Antonio Di Pietro a 'Otto e mezzo'. "Bossi o non ha letto le carte o le ha lette a rovescio - ha commentato - Vada a leggersi le carte. Questa idea che in uno Stato di diritto ci sia un parlamentare accusato di avere rapporti con la criminalità organizzata e un Parlamento che impedisce ai giudici di procedere a me pare sia da Stato della giungla, da Stato assoluto: una cosa vergognosa e umiliante per il Parlamento".
"Non so se Cosentino sia colpevole o innocente, ma penso sia ora di dire basta con questa idea che chi sia parlamentare abbia l'immunità, non spetta al Parlamento decidere se gli indizi di colpevolezza ci siano o meno", ha concluso.
Mentre su Twitter Paolo Gentiloni del Pd ha commentato: ''Bossi mette la faccia a sostegno di Cosentino. Questo voto non dovrebbe essere 'partitico', in realtà sarà decisivo per la guida della Lega".
Sul caso Cosentino interviene anche l'ex capo procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore, a 'Rapporto Carelli' su Sky Tg 24: "Quello che si sostiene, ovvero che la nostra attività giudiziaria nei confronti di Cosentino è iniziata immediatamente dopo la sua nomina a sottosegretario o capogruppo del Pdl non mi pare esatto. Risale a molto prima, al 2007, quando ancora Cosentino non ricopriva queste cariche''.
''Inoltre - ha proseguito Lepore - la Costituzione offre questa prerogativa per quanto riguarda gli onorevoli solo in base al 'fumus persecutionis'. Ma dov'è, in questo caso, questo 'fumus persecutionis'? In questo caso anche se si dovesse pensare al 'fumus persecutionis' da parte dei pubblici ministeri ci sono ben sette pubblici ministeri che attaccano Cosentino? Non credo proprio. Oggi, con l'ordinanza ottenuta, abbiamo non soltanto i tre pubblici ministeri ma anche il procuratore aggiunto coordinatore e ci sono anche io che ho firmato la richiesta. Oltre questi ci sono i giudici. Tutta questa gente avrebbe qualcosa contro Cosentino? Io con Cosentino ho degli ottimi rapporti".
