Roma, 14 gen. (Adnkronos) - "L'Abi considera ingiustificata, incomprensibile e irresponsabile" la decisione di S&P di declassare il rating italiano. Lo afferma l'associazione in una nota. "L'Abi considera ingiustificata, incomprensibile e irresponsabile la recente decisione di S&P di abbassare il rating dell'Italia e di altri Paesi dell'Eurozona, anche alla luce dei risultati delle ultime aste di titoli di Stato Italiani, e condivide in pieno le critiche espresse anche dai massimi vertici della Comunità Europea", si legge nella nota in merito alla raffica di tagli del rating di ieri da parte di Standard and Poor's. "L'Abi - si aggiunge nella nota - auspica che sia completata ed approvata nel minor tempo possibile la disciplina europea sulle agenzie di rating e che la Banca Centrale Europea e le Autorità di vigilanza riconsiderino da subito l'utilizzo dei rating esterni nelle loro procedure e nei modelli di valutazione". Per l'agenzia di stampa cinese Xinhua l'azione di S&P "solleva dubbi sulla credibilità delle agenzie di rating". Nel caso di Parigi, scrive la Xinhua, sebbene l'intervento di S&P possa apparire "legittimo per alcuni aspetti" legati all'andamento dei conti pubblici, "per la tempistica suscita dei dubbi" viste le migliorate prospettive sulla situazione espresse dalla Bce ed il successo dell'asta spagnoli di due giorni fa. Nel sottolineare come Spagna, Italia e gli altri paesi in difficoltà abbiamo adottato severi piani di austerity, l'agenzia cinese afferma che la mossa di S&P incide "sulla fiducia degli investitori". Da qui l'invito a S&P, ma anche alle altre due agenzie di rating Usa Moody's e Fitch, ad essere "obiettive e professionali" perché "informazioni non corrette sui rischi sui debiti sovrani rischiano di avere consenguenze catastrofiche sui mercati globali". Con il taglio del rating AAA a Francia e Austria si restringe a 9 membri l'esclusivo club dei paesi che hanno il 'bollino blu' dell'agenzia Standard&Poor's, ovvero zero rischi per gli investimenti ed elevata capacità di ripagare il debito, per usare la definizione degli addetti ai lavori. La decisione di ieri di S&P, che ha tagliato il giudizio di nove paesi della zona euro, Italia compresa, è stata per certi aspetti una doccia fredda per le cancellerie europee, anche se non è la prima volta che l'agenzia osa sfidare i governi. Lo ha già fatto lo scorso 5 agosto quando ha abbassato la sua scure sul debito Usa. Prima di S&P, ci aveva pensato Moody's nel 1998 a rivedere al ribasso la sua valutazione sul Giappone. Resistono invece Svizzera, Hong Kong, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia Canada e Australia. Membri del circolo ristretto sono stati per un certo periodo la Spagna negli anni del boom economico tra 2003 e il 2010 e l'Irlanda, dal 2001 al 2009, prima del grande tracollo a causa della crisi. Di recente ha perso la tripla A anche la Nuova Zelanda. Secondo il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble il via libera a nuove regole di bilancio, il cosiddetto fiscal compact, ripristinerà la fiducia nella zona euro. "E' nostra intenzione - ha aggiunto parlando nella tarda serata di ieri - consolidare i bilanci. La nostra volontà di contribuire a risolvere la crisi del debito della zona euro è fuori discussione". Nel "prendere atto" della decisione, il ministro ha poi osservato che Berlino "non è completamente stupita" di tale taglio. In ogni caso, ha concluso, ''credo che siamo tutti strettamente legati gli uni agli altri. Per questa ragione la questione non ci lascia indifferenti''