Scozia, in vista del referendum si discute sul futuro del petrolio nel Mare del Nord
Edinburgo, 29 gen. - (Adnkronos) - Fin dal 1969, quando nel Mare del Nord, al largo delle coste scozzesi, fu scoperto il petrolio, lo Scottish National Party ne ha sempre rivendicato la proprieta' per la Scozia. Ora che si trova alla guida del governo di Edimburgo, e mentre si avvicina il referendum con il quale la Scozia, nel 2014, potrebbe decidere di staccarsi dal Regno Unito, l'Snp del premier Alex Salmond fa affidamento proprio sui proventi fiscali dell'industria petrolifera quale pilastro, insieme ai servizi finanziari, dell'economia scozzese.
"Parliamo di una quantita' di cash molto significativa, ma anche soggetta a considerevoli incertezze", spiega David Bell, professore di economia alla Stirling University e consulente della commissione Finanze del Parlamento scozzese. I prezzi del greggio, negli ultimi 12 anni, hanno avuto una fluttuazione di almeno il 30 per cento, secondo i dati analizzati da Bloomberg. Dal 2005 al 2010, i proventi derivanti dal petrolio e dal gas hanno inciso in percentuali variabili dal 6,8% al 10,8% sull'economia scozzese, sostiene Malcolm Barr, capo economista per la Gran Bretagna di JPMorgan Chase.
Oltre 40 miliardi di barili equivalenti di petrolio, una misura usata per comprendere anche il gas, sono stati estratti dalla Piattaforma continentale britannica a un costo di 468 miliardi di sterline (729 miliardi di dollari), secondo la Oil & Gas Uk, l'organismo che rappresenta oltre 200 aziende operanti nell'industria offshore. In base alla produzione corrente, la Gran Bretagna e' il terzo maggiore produttore di petrolio in Europa, dopo la Russia e la Norvegia, e il quarto maggiore produttore di gas, insieme alla Russia, l'Olanda e la Norvegia, secondo le statistiche compilate dalla BP.
Quello che dovra' essere deciso, nel caso la Scozia decida di separarsi dal resto della Gran Bretagna, e' quanto del petrolio rimanente sia di proprieta' scozzese, in base alle acque territoriali, e a cosa verranno destinati i proventi fiscali del petrolio. "La questione chiave da stabilire e' dove dovra' essere tracciata la linea di demarcazione", dice Alex Kemp, professore di economia all'Universita' di Aberdeen e storico dell'industria petrolifera nel Mare del Nord. In base ai confini impiegati attualmente per delimitare le zone di pesca scozzesi e quelle inglesi, il 95 % del petrolio e il 58 % del gas, in base alla produzione del 2010, andrebbero alla Scozia, spiega Kemp.
Il governo guidato dall'Snp, che avrebbe voluto finanziare con i proventi del petrolio qualsiasi cosa, dal salvataggio delle banche alle pensioni, accetta le conclusioni tracciate da Kemp, ha detto in un'intervista il ministro delle Finanze scozzese, John Swinney. "Si tratta di conclusioni stabilite non dal governo scozzese, ma da colui che e' probabilmente il maggiore analista petrolifero", ha sostenuto Swinney.
Al momento, i sondaggi indicano un crescente sostegno a favore dell'indipendenza scozzese, sebbene gli elettori intenzionati a effettuare realmente la scelta rimangano ancora una minoranza. Dal ripristino del potere legislativo in Scozia, nel 1999, Edinburgo ha assunto il controllo di settori quali la sanita', l'istruzione, la giustizia e i trasporti, mentre il Parlamento di Westminister ha mantenuto i poteri sulle questioni macroeconomiche, sulla difesa e sull'immigrazione.
In base al 90% dei proventi del petrolio e del gas, la Scozia avrebbe ricevuto circa 10 miliardi di sterline degli 11,1 miliardi previsti per l'attuale anno fiscale, che terminera' a marzo. E' l'equivalente del 36 per cento del budget del governo scozzese, che per l'anno corrente ammonta a 28 miliardi di sterline. Il budget, allocato dal tesoro britannico, ammonta a circa il 60 per cento di tutta la spesa pubblica in Scozia. Su queste basi, i proventi del petrolio coprirebbero il 21 % della spesa. Non coprirebbero pero' la spesa per la sanita' e gli enti locali.
Negli ultimi 5 anni, una Scozia indipendente, con pieno controllo dei proventi del gas e del petrolio, avrebbe avuto un avanzo primario di 7,5 miliardi di sterline, ha sostenuto il premier Salmond in un'intervista. I soldi del petrolio, potrebbero essere impiegati per incoraggiare la crescita economica, ha detto ancora il primo ministro scozzese: "aumenterebbero le possibilita' di flessibilita' economica. Lo scopo e l'intenzione e' che a trarne beneficio siano gli scozzesi".
Nell'anno fiscale 2008-2009, quando i prezzi del petrolio raggiunsero cifre record, i proventi fiscali del petrolio del Mare del Nord ammontarono a 12,9 miliardi di sterline, prima di crollare di circa la meta' (6,5 miliardi) l'anno successivo e poi risalire a 8,8 miliardi di sterline nel 2010-2011. Inoltre, La produzione petrolifera britannica, secondo i dati del Dipartimento dell'energia, si e' piu' che dimezzata tra il 1999, (anno della massima produzione) e il 2010. Abbastanza per far scrivere a Barr, in una nota inviata ai clienti di JPMorgan che "una Scozia indipendente dovra' migliorare molto la propria posizione fiscale per mettersi al riparo dalle fluttuazioni dei proventi derivanti dal prezzo del petrolio".
