Il neodeputato Airaghi chiede rinuncia a indennità: "Ho già uno stipendio"
Roma, 3 feb. (Adnkronos/Ign) - Ha chiesto di non ricevere l'indennita' parlamentare, perche' gia' pagato dallo Stato per il ruolo di Direttore generale dell'Agenzia Industrie Difesa, ma le verifiche effettuate dalla Camera hanno stabilito che e' impossibile rinunciare alla retribuzione prevista per legge: e' successo al neodeputato del Pdl Marco Airaghi.
"La prima cosa che ho chiesto alla Camera e' stata la possibilita' di non ricevere l'indennita' parlamentare", spiega all'Adnkronos Airaghi, che due giorni fa ha preso il posto di Antonio Verro attualmente membro del Cda Rai. "Mi sembra una richiesta logica perche' io sto gia' lavorando per lo Stato italiano alla Difesa", continua. Alla Camera non si ricordano casi simili, cosi' gli uffici hanno fatto delle verifiche, ma il verdetto e' stato senza appello: "Non e' possibile rinunciare all'indennita' - riferisce il neodeputato - perche' e' prevista da una legge statale".
Nonostante i tempi di crisi economica e mentre e' acceso il dibattito sui costi della politica, il neodeputato non intende sollevare alcuna polemica: "Non sono un eroe e non sono assolutamente per l'anti-politica e anzi sono molto spaventato dalla demagogia, dal populismo e dall'anticasta: il mio e' un gesto assolutamente personale, non giudico e non valuto gli altri perche' l'indennita' parlamentare e' motivata dalla necessita' che un deputato sia indipendente e libero da qualsiasi condizionamento ed e' dunque comprensibile. Io semplicemente - sottolinea - non mi sentivo di accettare l'indennita' perche' ho gia' un altro incarico".
Airaghi ha inoltre sollecitato verifiche sulla sua posizione: "Ho chiesto al presidente Fini di attivare gli uffici della Camera per valutare eventuali profili di incompatibilita' tra la carica di deputato e il mio incarico alla Difesa in modo tale che, se sara' acclarata un'incompatibilita', io possa fare una scelta".
Nel frattempo, finché non si farà chiarezza sulla vicenda, Airaghi annuncia che opterà "per il trattamento economico della mia amministrazione di appartenenza". Il deputato infatti si dice "fortemente legato" al lavoro che svolge come direttore generale di Agenzia industrie Difesa, "ente del quale anche la Corte dei conti di recente elogia il recupero di efficienza e funzionalita'".
"Quando, e se, la Giunta decidera' che i due incarichi sono compatibili, allora mi regolero' e decidero' in piena coscienza" sull'opzione da adottare tra indennita' e stipendio. "Ma sia chiaro -ribadisce- non voglio passare per un eroe o per qualcuno che intende cavalcare l'anti politica. La campagna sulla cosiddetta 'casta' la trovo, anzi, pericolosa. Il mio e' soltanto uno scrupolo" dice il deputato che, in passato, e' stato gia' eletto due volte a Montecitorio.
A stretto giro arriva il chiarimento del vice presidente della Giunta per elezioni di Montecitorio, Pino Pisicchio (Api), che sintetizza dal punto di vista formale le tappe del procedimento relativo all'esponente Pdl subentrato al dimissionario Antonio Verro. Per Airaghi la procedura sull'eventuale incompatibilita' tra il ruolo di deputato e quello di direttore generale dell'Agenzia industrie Difesa potrebbe infatti essere avviata gia' a partire dalla settimana prossima. "La fattispecie e' regolata dalla legge del 13 febbraio 1953 n. 60 - spiega Pisicchio all'Adnkronos - che all'articolo 1 dispone: 'I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche o uffici di qualsiasi specie in enti pubblici o privati, per nomina o designazione del governo o di organi dell'amministrazione dello Stato'. A prima vista potrebbe essere questo il caso ma ora -prosegue- bisogna vedere in concreto com'e' la situazione specifica di Airaghi. Ha 15 giorni di tempo per porre la questione e bisogna dire che ha mostrato solerzia da questo punto di vista". Una volta notificatagli la decisione dell'organismo, l'interessato puo' opporsi e avrebbe altri 15 giorni di tempo per essere ascoltato.
A quel punto, la Giunta decide e da quel momento il presidente della Camera gli da' un mese per optare. "In mancanza di un'opzione -sottolinea Pisicchio- il soggetto in questione e' fuori dal Parlamento". Il punto vero, pero', e' che "in teoria la Giunta dovrebbe essere organo giurisdizionale, in realta' finisce spesso con il decidere a maggioranza e quindi opera come organo politico. Insomma, e' tutto da vedere. Io da tempo -conclude il vice presidente della Giunta- ho presentato una proposta di legge perche' tali giudizi siano affidati alla competenza della Corte costituzionale".
