Russia in piazza, avvocato Khodorkovsky: ''Ci sarò con qualunque temperatura''
Roma, 3 feb. (Adnkronos) - Domani in piazza a Mosca ci sarà anche, con qualsiasi temperatura, Vadim Klyugvant, l'avvocato difensore di Mikhail Khodorkovsky. ''Manifesterò come cittadino russo preoccupato per il suo paese e per la situazione in cui si trova'', spiega in un'intervista all'Adnkronos in cui ricorda che fra le richieste del composito movimento c'è, oltre alla ripetizione delle elezioni legislative dello scorso dicembre e alla sostituzione del capo della Commissione elettorale, Vitaly Churkin, anche il rilascio dal carcere di tutte le persone detenute illegalmente, in primis di Khodorkovsky. Il suo rilascio, aggiunge, viene chiesto anche dai candidati alle elezioni Mikhail Prokhorov, Ghennady Ziuganov e Sergei Mironov.
''E' molto difficile prevedere quello che accadrà'', non tanto domani in strada a Mosca ma nel prossimo futuro sulla scena politica, ''poter dire se Putin reagirà cercando di perseguire esponenti dell'opposizione'', come ha fatto nel 2003 arrestando il fondatore della compagnia petrolifera Yukos che aveva appena anticipato la sua intenzione di fare politica, o se invece ammorbidirà il suo autoritarismo. ''Molto dipenderà dai voti che Putin prenderà alle elezioni presidenziali del 4 marzo, dal proseguimento e dalla partecipazione alle proteste. Ma è praticamente impossibile entrare nella sua testa, più difficile che effettuare previsioni meteorologiche'', sostiene l'avvocato.
Di una cosa però Klyugvant si dice certo: prima ancora che Putin e Medvedev annunciassero il loro scambio di poltrone a tavolino, si era già coagulata in Russia un'opposizione allo status quo, e questo è accaduto durante il secondo processo a carico di Khodorkovsky e del suo socio Platon Lebedev, condannati a rimanere in carcere fino al 2016 per appropriazione indebita e riciclaggio in relazione al furto di decine di milioni di tonnellate di petrolio, le stesse su cui invece, era la conclusione del primo processo a loro carico, avrebbero evaso il fisco. Il processo ha costituito una ''violazione clamorosa non solo della legge penale russa, ma delle basi fondamentali del diritto, del diritto internazionale, delle norme internazionali a tutela per i diritti umani'', denuncia Klyugvant.
Quanto agli sviluppi del caso giudiziario del suo cliente, ribadisce come ''unica cosa certa'', che ''non si dichiarerà mai colpevole'' dei reati a cui è stato condannato e che, secondo la sua opinione di giurista condivisa dal Consiglio per i diritti umani del Cremlino anche se non da Medvedev, Khodorkovsky può, secondo la costituzione russa, essere perdonato senza dover chiedere il perdono. Che però è questione diversa dall'ammissione di colpevolezza, ovvero Khodorkovsky è disposto a chiedere il perdono? ''Tutto quello che posso dire è che in questo momento non è nei nostri programmi una richiesta in questo senso perché aspettiamo l'esito del ricorso alla Corte suprema (che potrebbe avvenire, anche su questo c'è molta incertezza, fra tre o sei mesi), taglia corto Klyugvant.
Torna dunque in piazza domani a Mosca l'opposizione a Vladimir Putin e al suo ''potere sordo''. L'appuntamento è per l'una del pomeriggio alla piazza Kaluzhskaya. A un mese esatto dalle elezioni presidenziali, la galassia delle voci guida al movimento nato per contestare i brogli alle legislative spera che la partecipazione sia quantomeno uguale, se non superiore, alle 80mila persone riunite il 24 dicembre scorso sulla prospettiva Sakharov. E' il dato che sancirà il successo, o l'insuccesso, dell'iniziativa minacciata più che dai novemila agenti dispiegati lungo il percorso, dalla temperatura inferiore, si prevede, ai meno 16 gradi.
Lo scontro e il dibattito in queste ore si sono spostati sulla questione meteo, sull'opportunità di esporsi al gelo e i rischi che questo pone per la salute, da una parte, sulle misure che potrebbero convincere le persone a non rimanere a casa, distribuzione di te, accorciamento del percorso approvato nel centro di Mosca per confluire sulla piazza Bolotnaya, dall'altra.
L'ispettore capo della sanità, Gennady Onishchenko provoca per ricordare ai giovani professionisti protagonisti della protesta a chi devono i loro vestiti alla moda. ''Se decidete di andare alla manifestazione, indossate gli stivali di feltro e il cappotto di pecora di vostra nonna, quelli che negli anni ottanta erano il segno di una ricchezza oltraggiosa, se non sono già stati divorati dalle termiti. Ma la cosa migliore sarebbe evitare di uscire punto e basta e trovare qualche altro modo per partecipare alla costruzione di un sistema di governo più felice'', raccomanda ironico.
Freddo e domani a parte, l'obiettivo di chi protesta non è quello dell'uscita di scena immediata di Putin. Irrealistico. Bensì una sua sconfitta al primo turno delle elezioni (i sondaggi oscillano sotto la soglia del 50 per cento necessario per evitare il ballottaggio, l'ultimo, del governativo VtSiom, vede il premier in recupero al 52 per cento dei consensi). L'indebolimento dell'uomo forte che ha salvato la Russia dal disordine degli anni novanta ma solo per costringerlo a introdurre un maggior rispetto della legalità, della trasparenza del pluralismo.
L'obiettivo è ''la nostra autostima'', ha detto uno dei protagonisti del movimento, lo scrittore di origine georgiana Boris Akunin (Grigori Chkatikarshvili). ''Questo potere è sordo, quindi abbiamo bisogno di gridare più forte. Quanti più saremo per strada domani, più forte risuonerà la nostra voce'', ha scritto sul suo blog, contraltare perfetto delle parole pronunciate dal patriarca di Mosca e di tutte le Russie, il vero fautore, secondo alcuni, del putinismo Kirill: ''I credenti ortodossi non escono per manifestare, non si sentono le loro voci quando pregano in silenzio nei monasteri e nelle loro case anche se sono molto coinvolti da tutto quello che riguarda i russi''.
''Il freddo non ci preoccupa. La propaganda del Cremlino dice che siamo solo in grado di far rumore su Internet, al caldo del ronzio dei computer. Domani verificheremo se siamo pronti a proteggere la nostra autostima a qualsiasi temperatura'', ha aggiunto. E su questo filo conduttore si articolano le diverse idee e richieste grossolanamente riassunte, ma solo allo scopo di mettere in piedi un comitato organizzatore ben rappresentato, in tre tronconi, liberali, nazionalisti e sinistra.
In realtà, ognuno dei diversi protagonisti del movimento ha una sua agenda e delle sue priorità, la sua storia personale, e non c'è un leader che le incarni tutte, problema forse più grande del freddo (tanto che una fazione, quella di Konstantin Borovoi terrà una manifestazione separata per non dover protestare ''al fianco di bolscevichi e nazisti''). Alexei Navalny, l'avvocato che ha sfidato l'establishment denunciandone i reati e gli illeciti finanziari, ha il chiodo fisso della lotta alla corruzione. Grigori Yavlinsky, l'economista gorbacioviano a cui è stato impedito di candidarsi a marzo, chiede riforme liberali sia politiche che economiche.
Evghenia Chirikova ha iniziato a battersi contro le autorità per difendere la foresta di Kimkhi dal progetto per una nuova autostrada che la attraversa, e ora si propone come leader ecologista. Sergei Udaltsov è un radicale di sinistra, un dissidente veterano delle manifestazioni del 31 di ogni mese, quando poche decine di persone cercavano di ricordare all'establishment del diritto all'espressione sancito dall'articolo 31 della costituzione.
Il numero degli sfidanti del gelo di domani determinerà quindi non tanto l'esito delle elezioni presidenziali, quando la fatica che il premier candidato presidente dovrà fare per tornare al Cremlino. Il successo del 24 dicembre, quando il movimento nato per contestare i brogli alle elezioni legislative di dicembre si è trasformato in un urlo contro lo zar, ha iniziato a frantumare il centralismo putiniano. Le voci dell'elite hanno iniziato a farsi plurali e i diversi conflitti di interesse hanno iniziato a farsi più rumorosi. Domani anche loro hanno un appuntamento al gelo: sulla defilata Poklonnaya Gora.
