Malè, 8 feb. - (Adnkronos/Ign) - Rischia di precipitare la situazione alle Maldive all'indomani delle dimissioni del presidente Mohammed Nasheed. "La violenza si diffonde in tutto il Paese", titola il sito di informazione locale 'Minivan News' che sta seguendo in diretta gli sviluppi della situazione. Le proteste animate dai sostenitori dell'Mdp, il partito del deposto presidente Mohamed Nasheed, si stanno diffondendo in tutte le Maldive. Secondo 'Minivan News', gli scontri si sono estesi anche all'atollo di Addu, dove il sindaco Abdulla Sodig è stato picchiato dai manifestanti e condotto in ospedale. L'accademia di polizia di Hithadhoo è stata data alle fiamme, mentre vi sono voci non confermate che circa 250 detenuti del carcere di Maafushi sono fuggiti dalle loro celle e stanno ingaggiando una battaglia con le guardie carcerarie. "Vi sono stati molti feriti, alcuni gravi. Lo stesso Nasheed è rimasto ferito anche se non gravemente e ora si trova "in un luogo sicuro". Così per telefono all'Adnkronos il sindaco di Malè, Adam Malik sugli scontri avvenuti nella capitale tra sostenitori del presidente deposto e la polizia che definisce le manifestazioni "atti di terrorismo". Ma secondo alcune voci non confermate l'ex presidente, che ha guidato la marcia di protesta, è stato messo agli arresti. Questo pomeriggio, ha raccontato il primo cittadino, il comitato esecutivo del Partito democratico si è riunito e ha organizzato "una marcia pacifica" di protesta. Ma le forze di sicurezza "del governo illegale" hanno caricato i manifestanti, "circa 2mila persone", con "pistole, spary al pepe, lacrimogeni e bastoni". "Molte persone sono rimaste ferite e sono state ricoverate in ospedale", ha proseguito Malik. A Malè c'è stata una marcia pacifica, ma in altre isole la gente "ha distrutto le stazioni di polizia", ha raccontato ancora il sindaco. Nasheed, ha detto "guidava un governo molto popolare e la gente è molto arrabbiata", ha affermato Malik, secondo il quale il nuovo governo "non durerà a lungo". Iva Abdullah, cugina dell'ex presidente e deputato del suo Partito democratico delle Maldive, parla di almeno un morto nella capitale con la polizia che inseguiva i manifestanti per picchiarli sin dentro gli ospedali. "I sostenitori del presidente Nasheed sono scesi in strada a Malè, erano migliaia", ha detto la Abdullah in una telefonata all'Adnkronos aggiungendo che polizia e militari "in assetto anti sommossa" hanno caricato la folla. "C'era gente a terra insanguinata, un uomo è morto, cinque deputati sono sotto la custodia della polizia. Un dirigente del nostro partito, Moosa Malik, è stato accoltellato, ora è in ospedale in condizione critiche, non sappiamo se sopravviverà", ha raccontato la deputata. "Molti attivisti feriti si sono recati nei due ospedali, ma è arrivata la polizia che li ha picchiati anche dentro l'ospedale". "A causa di questa violenza -ha proseguito- la gente ha occupato per protesta sette stazioni di polizia nelle principali isole". "La violenza -ha concluso- è stata condannata in televisione dalla Commissione Diritti umani delle Maldive. Anche la commissione per l'integrità della polizia l'ha condannata". Secondo il sito 'Minivan news' almeno 50 persone sono state ricoverate in ospedali di Malè e i poliziotti hanno devastato tra l'altro il quartier generale del PdM. Un giornalista del sito, che è stato ferito, ha raccontato di aver visto le forze di sicurezza "picchiare donne anziane con i bastoni". Secondo quanto riferito dal sito della BBC, l'ex presidente Nasheed ha dichiarato di essere stato costretto a dimettersi "sotto la minaccia delle armi" di ufficiali di polizia e dell'esercito. Nasheed ha anche affermato che il suo vice Mohammed Waheed Hassan, che ora ha preso il suo posto, era a conoscenza di quanto organizzato. Quest'ultimo, tuttavia, nega che vi sia stato un colpo di stato e dice che non vi era nessun piano per farlo diventare presidente. "Sì, sono stato costretto a dimettermi sotto la minaccia delle armi. C'erano pistole puntate su di me e mi hanno detto che non avrebbero esitato a spararmi se non mi fossi dimesso", ha detto Nasheed ai giornalisti, dopo aver incontrato i suoi sostenitori ai quali ha detto di volersi battere per tornare a essere presidente, chiedendo nuove elezioni e le dimissioni del suo successore. Dal canto suo il nuovo presidente ha dichiarato oggi di puntare a una coalizione per la formazione di un governo stabile e democratico in vista delle elezioni dell'anno prossimo. Hassan ha poi promesso che Nasheed sarà protetto da eventuali rappresaglie, ma ha aggiunto che è libero di lasciare il Paese e che non intende interferire con nessuna azione giudiziaria che potrebbe essere avviata nei suoi confonti. Le sue parole giungono dopo che le autorità hanno detto di aver aperto una inchiesta sulla scoperta di bottiglie di alcolici nell'ex residenza di Nasheed. Bere alcool fuori dai resort turistici è considerato un reato in questo paese musulmano. Al presidente deposto ha fatto eco il ministro degli Esteri dell'arcipelago, Ahmed Naseem il quale parla di "un golpe": "Il presidente è stato costretto a firmare le sue dimissioni con la minaccia delle armi delle forze di sicurezza e della polizia sotto l'influenza del vice presidente" che ieri ha giurato come nuovo presidente. "Questo è un golpe. Non possiamo accettare quanto è accaduto. La comunità internazionale deve essere avvertita di quanto sta accadendo qui", ha aggiunto. Anche il Partito democratico delle Maldive denuncia e "condanna con forza il colpo di stato compiuto contro il governo costituzionalmente eletto" delle Maldive. Nasheed "ha rassegnato le dimissioni - sottolinea il partito in una dichiarazione - per proteggere la gente da ulteriori violenze. Le sue dimissioni erano involontarie: Nasheed non aveva altra scelta". Il partito denuciava inoltre "attacchi violenti contro nostri rappresentanti a opera di elementi delle forze di polizia delle Maldive" e lanciava un appello alla comunità internazionale chiedendo "aiuto per affermare la democrazia nelle Maldive e protezione per i funzionari del governo del presidente Nasheed", oltre che per garantire la sicurezza dello stesso deposto presidente e degli alti esponenti del suo governo.